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Julius Bär piegata da ombre DDR, condannata a pagare 97 milioni

Per Julius Bär la DDR non è ancora un capitolo chiuso. KEYSTONE/AP/JENS MEYER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 dicembre 2019 - 12:35
(Keystone-ATS)

Sconfitta giudiziaria per Julius Bär in una vertenza giudiziaria che affonda le sue radici ai tempi della DDR, la repubblica democratica tedesca: il tribunale d'appello del canton Zurigo ha accolto una causa proveniente dalla Germania.

I giudici hanno imposto alla banca di pagare 97 milioni di franchi e relativi interessi. In un comunicato diffuso ieri sera l'istituto ha indicato che ricorrerà al Tribunale federale (TF), ma che a titolo cautelare ha proceduto ad accantonamenti per 153 milioni di franchi.

A trascinare in giudizio la banca è stato l'Istituto federale tedesco per i compiti speciali legati alla riunificazione (Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben, BvS), che è da decenni alla caccia di milioni spariti dopo la caduta del Muro di Berlino. Soldi che sarebbero stati messi da parte da funzionari del SED, il partito comunista della DDR, e poi prelevati per evitare che finissero nelle casse della Germania riunificata.

Un istituto in particolare non avrebbe evitato questi ritiri, nel periodo 1989-1992: la banca Cantrade, una società anonima zurighese nata nel 1952, sciolta nel 2004 e che un tempo era attiva anche a Lugano. L'impresa, controllata da UBS, era poi stata rilevata da Julius Bär.

BvS ha quindi citato in giudizio Julius Bär per riottenere il denaro che si sarebbe volatilizzato. La banca si oppone però con vigore a questa pretesa, sostenendo che ai tempi in cui sono avvenuti i fatti in questione l'istituto apparteneva a UBS e che, in base al contratto d'acquisto, i rischi legali inerenti a Cantrade sono a carico della maggiore banca svizzera.

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