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K2 uccide ancora, muore scalatore svedese

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 agosto 2010 - 18:39
(Keystone-ATS)

BOLZANO - Il K2 uccide ancora. L'ultima vittima dell'ottomila (8.611 metri) più difficile e pericoloso è l'alpinista svedese Fredrik Ericsson, compagno di cordata dell'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, che oggi voleva inserire nel suo palmares il suo 14esimo e ultimo ottomila. Ericsson, che intendeva scendere dalla montagna con gli sci, è precipitato per mille metri, mentre stava battendo un chiodo. Secondo la volontà di suo padre, la salma resterà sul K2.
"Mi dispiace molto per Kalternbrunner e per come sono andate la cose sul K2", ha detto l'alpinista italiano Reinhold Messner. "Non tanto per il fatto che non è salita in cima, ma perché ha assistito alla morte di Ericsson. Per Kaltenbrunner non sarà facile superare questa esperienza", ha aggiunto Messner che nel 1970 aveva perso suo fratello Guenther sul Nanga Parbat.
Dopo la disgrazia Kaltenbrunner ha rinunciato alla cima. L'austriaca sarebbe stata la prima donna a scalare tutti i 14 ottomila senza l'utilizzo di bombole d'ossigeno. Accompagnata dall'americano Fabrizio Zangrilli e dal polacco Darek Zaluski è arrivata in serata con grosse difficoltà al campo 4. Secondo il marito della Kaltenbrunner, il tedesco Ralf Dujmovits, che all'ultimo aveva rinunciato all'impresa, l'incidente è avvenuto mentre Ericsson stava battendo un chiodo su un balcone di roccia nei pressi di un punto chiamato "imbuto".
L'alpinista, che probabilmente non era legato, è improvvisamente scivolato è precipitato per quasi mille metri. Lo svedese lo scorso anno vide morire sulla stessa montagna il trentino Michele Fait, 44 anni, sciatore estremo come lui.

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