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WASHINGTON - Una scia di razzismo violento attraversò New Orleans nei primi giorni dell'emergenza Katrina, con decine di episodi sfociati addirittura nell'omicidio. Lo racconta in un servizio il "New York Times".
A cinque anni di distanza dall'uragano, il giornale fa il punto della situazione del dopo-Katrina, sottolineando come abbia preso corpo oggi a livello investigativo e giudiziario quella che finora era considerata solo una diceria popolare. E cioè che nei giorni successivi all'uragano, quando in città regnava l'anarchia e le strade erano preda di saccheggiatori (per lo più neri), gruppi organizzati di bianchi assunsero il controllo armato di alcune zone, come per esempio la zona occidentale di Algiers Point.
Qui vennero affissi cartelli con la scritta: "Spariamo agli sciacalli", e in molti casi si passò dalle parole ai fatti. Alcune persone vennero uccise, i loro corpi scomparvero insieme a quelli dell'alluvione.
Tra i casi giudiziari più clamorosi, quello riguardante un gruppo di sei agenti di polizia bianchi che, secondo le accuse, con fucili d'assalto e armi automatiche spararono a una famiglia di colore nella parte orientale della città, facendo due morti.
Un altro caso riguarda un bianco, Roland J. Bourgiers (oggi trasferitosi in Mississippi), formalmente accusato di aver sparato a tre persone di colore per il solo fatto che stavano passando davanti a casa sua. Il Dipartimento di Giustizia ha avviato una serie di inchieste per episodi analoghi, tutti a sfondo razzista.

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SDA-ATS