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Kenya: 300 arresti dopo violenze a Nairobi

NAIROBI - Oltre 300 somali, tra cui 14 deputati, sono stati arrestati tra la scorsa notte e stamani a Nairobi nel corso di un'operazione a tappeto effettuata dalle forze dell'ordine nel quartiere di Eastleigh, alla periferia della capitale, abitata in stragrande maggioranza da cittadini provenienti dalla Somalia. Arrestati poi in mattinata anche alcuni leader della comunità musulmana keniana.
Gli arresti fanno seguito ai violentissimi incidenti scatenati venerdì pomeriggio nel centro di Nairobi da un centinaio di estremisti islamici, in maggioranza giovani, che hanno causato almeno cinque morti (tra cui un poliziotto, deceduto oggi) e molti feriti.
Nel corso della protesta erano state sventolate le bandiere nere degli Shabaab (il braccio armato somalo di al Qaida) e anche ritratti di Osama ben Laden. Motivo ufficiale della manifestazione, la richiesta della liberazione di un predicatore giamaicano radicale, detenuto dal primo gennaio in Kenya, che il governo sta cercando di espellere: ma nessun Paese lo vuole accogliere.
Per il ministro dell'Interno del Kenya, George Saitoti, la manifestazione di venerdì era organizzata proprio dagli Shabaab. Quello dell'avanzata dell'islamismo è un incubo per il governo keniano, anche se i musulmani nel Paese sono una minoranza, e la convivenza è stata quasi sempre pacifica.
Ma ora l'impressione è che soprattutto lungo la costa, che non ha soluzione di continuità con quella somala e dove la popolazione è in maggioranza musulmana, si stiano infiltrando nuclei terroristici che arruolano sempre più persone, soprattutto tra i giovani. Questo mentre i labili confini terrestri con la Somalia sono controllati dagli Shabaab.

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