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Pur alla vigilia dell'anniversario della presa del 'covo di spie' dell'ambasciata statunitense a Teheran, apice della retorica anti-americana e anti-sionista in Iran, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha ribadito il suo sostegno alla trattativa con l'Occidente sul dossier nucleare. E, pur dicendosi di nuovo "non ottimista" sull'esito dei negoziati condotti col "nemico che sorride" americano, ha fatto calare la sua inattaccabile protezione sulla squadra negoziale della Repubblica Islamica.

In un discorso tenuto a studenti a Teheran il giorno prima delle celebrazione del 4 novembre 1979, data dell'assalto alla rappresentanza diplomatica che segnò la rottura tra Iran e Usa, il leader supremo ha ribadito quando espresso mesi fa:

"Non sono ottimista sui colloqui, ma non avremo nessuna perdita e questa esperienza aumenterà il potenziale di iniziativa della nostra nazione". "Se i colloqui giungono a una conclusione, bene", ha aggiunto l'ayatollah, "altrimenti significa che il Paese dovrà reggersi sulle proprie gambe".

In un monito ai conservatori che accusano di eccessiva arrendevolezza il team negoziale creato dal nuovo presidente Hassan Rohani, il leader ha detto che "nessuno dovrebbe definire troppo incline al compromesso la nostra squadra negoziale: sono figli nostri e della rivoluzione. Hanno una missione difficile e nessuno dovrebbe indebolire una persona che sta lavorando ad una missione".

A tre giorni da un nuovo round di trattative a Ginevra con le potenze del '5+1', Khamenei ha però invitato i negoziatori a tener conto di ciò che si chiede "all'interno" del Paese, senza "commettere errori a causa del sorriso ingannatore del nemico".

Gli Usa infatti - ha confermato l'ayatollah successore di Khomeini - restano "un nemico che sorride" e che, nello stesso momento in cui esprime "la volontà di tenere colloqui", dice anche "che tutte le opzioni sono sul tavolo", quindi pure quella militare.

Del resto gli americani "devono" tener conto dei "sionisti, ma noi non abbiamo questa necessità e, sin dal primo giorno, abbiamo detto che il regime sionista è illegittimo e bastardo", ha ricordato ancora Khamenei riecheggiando la retorica di Mahmud Ahmadinejad per la prima volta dopo l'elezione di Rohani, ma senza spingersi ad auspicare una scomparsa dello Stato ebraico come faceva l'ex presidente.

La retorica anti-americana di settori dell'establishment iraniano che non vogliono rinunciare allo slogan di 'Morte all'America' è stata alimentata dalla Guida anche quando ha sostenuto che gli studenti dell'assalto alla sede diplomatica statunitense erano giusti e preveggenti: "La nostra gioventù chiamò l'ambasciata Usa un covo di spie 30 anni fa e oggi le ambasciate Usa nei paesi più vicini agli Stati Uniti sono chiamati covi di spie: ciò significa che i giovani erano 30 anni avanti", ha detto la Guida suprema senza far esplicito riferimento al caso Snowden.

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SDA-ATS