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Mikheil Saakashvili parla ai dimostranti dopo essere stato liberato dai suoi sostenitori.

KEYSTONE/AP/EVGENIY MALOLETKA

(sda-ats)

I servizi segreti ucraini stamattina hanno perquisito la casa di Mikheil Saakashvili; lui ha minacciato di buttarsi giù dal tetto. È stato arrestato ma poche ore dopo i suoi sostenitori lo hanno liberato prendendo d'assalto la camionetta dov'era rinchiuso.

Poi - ancora con le manette al polso destro - Mikheil Saakashvili ha arringato la folla davanti al parlamento e chiesto le dimissioni del suo "nemico numero uno": il presidente ucraino Petro Poroshenko.

Nello stesso momento, proprio in parlamento sono state presentate le presunte prove contro di lui e il procuratore generale Iuri Lutsenko lo ha accusato d'essere complice di un piano del Cremlino per ribaltare il potere a Kiev.

La saga ucraina dell'ex capo di Stato georgiano continua. Ma nel modo più complicato. Contro colui che nel 2003 guidò a Tbilisi la pacifica Rivoluzione delle Rose, Kiev muove infatti un'accusa pesante, che potrebbe costare fino a cinque anni di reclusione: quella di tentato golpe.

In particolare - secondo la procura - Saakashvili avrebbe incassato 500'000 dollari (oltre 576'000 franchi al cambio attuale) dall'oligarca Serghiei Kurchenko, considerato vicino al deposto presidente ucraino Viktor Ianukovich e come lui fuggito in Russia dopo la rivolta di Maidan. L'obiettivo - stando agli investigatori - sarebbe stato quello di finanziare le proteste di questi giorni contro Poroshenko e "abbattere il regime costituzionale". Ovviamente con il benestare del Cremlino.

Tutta roba inventata per il diretto interessato, ma anche per l'ex eroina della Rivoluzione arancione Iulia Timoshenko, che ha condannato la vicenda come un atto di "terrorismo politico". E pensare che a muovere queste accuse è proprio un ex fedelissimo di Timoshenko come Iuri Lutsenko, l'ex ministro dell'Interno passato dalla parte di Poroshenko e diventato procuratore generale. La fazione filo-occidentale uscita vincitrice dalla rivolta di Maidan è insomma sempre più spaccata al suo interno e non pochi analisti legano le disavventure giudiziarie di Saakashvili alla rivalità con il suo ex alleato Poroshenko, che lui accusa di non contrastare in maniera adeguata la corruzione.

Era stato proprio Poroshenko a concedere nel 2015 la cittadinanza ucraina a Saakashvili e nominare governatore della regione di Odessa l'ex capo di Stato georgiano di cui Tbilisi chiede l'estradizione perché lo sospetta di abuso di potere e appropriazione indebita commessi quando era presidente. Ma un anno e mezzo dopo Saakashvili ha lasciato l'incarico di governatore in contrasto con Poroshenko e ha fondato un suo partito: il Movimento delle Forze Nuove. Finito l'idillio tra i due, per l'ex leader di Tbilisi sono iniziati i problemi.

A luglio Poroshenko lo ha privato della cittadinanza ucraina mentre si trovava all'estero facendolo diventare un apolide e intimandogli di non mettere più piede in Ucraina. Saakashvili però in Ucraina c'è tornato: a settembre, con una rocambolesca irruzione a piedi dalla Polonia mentre centinaia di suoi sostenitori si aprivano a spintoni un varco tra le guardie di frontiera. Adesso rischia di subire l'ira di Poroshenko. E forse anche l'estradizione in Georgia, dove nelle ultime settimane sono già stati spediti alcuni suoi stretti collaboratori e connazionali.

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SDA-ATS