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MOSCA - I confini meridionali del Kirghizistan sono invasi da centinaia di migliaia di profughi, tutti uzbeki, che fuggono dagli spietati scontri con i feroci vicini kirghizi. E sale di ora in ora il numero dei morti, nei cinque giorni di violenze scoppiate la notte del 10 giugno a Osh, seconda città del paese.
Le autorità temono che la situazione possa estendersi anche al nord e alla capitale Bishkek, mentre la comunità internazionale fa il conto della tragedia e ripete a tutti appelli alla calma.
Il governo retto dalla premier ad interim Roza Otunbaieva chiede intanto la consegna dell'ex presidente Kurbanbek Bakiev e del figlio Maksim, accusati di avere finanziato e fomentato la tragedia in atto nel paese: ma per il primo, la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, che in aprile ha accolto il fuggitivo ex leader, non vuole nessuna estradizione. Il secondo è in guardina in Gran Bretagna, fermato dagli agenti su ordine dell'Interpol.
Il ministero della sanità kirghizo si è fermato oggi alla cifra di 178 morti per le insurrezioni scoppiate nella notte fra giovedì e venerdì. Ma la stessa Otunbaieva ammette che "il numero reale è assai maggiore". Fosse comuni sono state viste in molti quartieri di Osh e della vicina città di Jalalabad, e diversi abitanti parlano di almeno un migliaio di cadaveri. Restano anche, secondo il ministero kirghizo, 836 persone ricoverate in diversi ospedali, alcune in gravissime condizioni e molte senza le necessarie trasfusioni.

SDA-ATS