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Storico appello alla riconciliazione tra Russia e Polonia, oggi a Varsavia, dove il patriarca ortodosso russo Kirill ha compiuto un gesto altamente simbolico assieme al capo della chiesa cattolica polacca. Un evento senza precedenti, che neppure le tensioni sulle Pussy Riot, il trio punk russo condannato a due anni di carcere per blasfemia in una cattedrale ortodossa, sono riuscite a scalfire.

Secoli di guerre, invasioni e stragi hanno diviso russi e polacchi: dagli scontri tra l'esercito polacco-lituano e quello dello zar nel XVII secolo, al massacro di Katyn del 1940, dove la polizia segreta sovietica fece trucidare 22.000 polacchi, per lo più ufficiali di complemento fatti prigionieri durante la guerra.

Incomprensioni e odi hanno coinvolto a lungo non solo i vertici dello Stato ma anche quelli religiosi. Per lasciarseli alle spalle, il capo della chiesa ortodossa russa, Kirill, e il presidente della conferenza episcopale polacca, Jozef Michalik, hanno firmato oggi a Varsavia un appello alla riconciliazione fra le rispettive nazioni e confessioni, invitando i fedeli delle due parti al perdono reciproco.

Per le relazioni tra Russia e Polonia e tra ortodossia e cattolicesimo, la firma di questo documento e la visita di tre giorni a Varsavia del patriarca di Mosca rappresentano un evento storico. Ma a rischiare di rovinarlo è la condanna a due anni di reclusione delle tre giovani rocker della band 'Pussy Riot', ree di aver inscenato una preghiera punk anti Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.

In molte città d'Europa e del mondo si sono svolte manifestazioni in favore delle musiciste e non ha fatto eccezione Varsavia, dove un centinaio di dimostranti sono scesi in piazza, molti con gli ormai celebri passamontagna colorati simbolo della band.

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SDA-ATS