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Un voto che rafforza il cammino verso la democrazia in Kosovo e consolida le prospettive di normalizzazione dei rapporti con Belgrado sulla base dell'accordo dell'aprile 2013: è questa l'opinione prevalente all'indomani delle elezioni politiche anticipate nell'ex provincia serba a maggioranza albanese, vinte dal partito del premier Hashim Thaci, ex capo della guerriglia indipendentista (Uck), che ottiene in tal modo un terzo mandato di governo.

Per la prima volta dopo l'indipendenza del febbraio 2008 alle elezioni ha preso parte attiva una metà di ciò che resta della minoranza serba, che ha accolto l'appello in questo senso lanciato dalla dirigenza di Belgrado. Pur non riconoscendo l'indipendenza di Pristina, il governo Vucic ha infatti invitato i serbi a recarsi alle urne per avere propri rappresentanti al parlamento kosovaro in grado di difendere al meglio i loro interessi.

A scrutino ormai ultimato, al Partito democratico del Kosovo (Pdk) del premier Thaci è andato il 30,6% dei voti, rispetto al 25,70% ottenuto dalla Lega democratica del Kosovo (Ldk) del leader dell'opposizione Isa Mustafa. Terzo il movimento ultranazionalista Autodeterminazione di Albin Kurti, ostile a ogni contatto con la Serbia, che ha preso il 13,48%, seguito dall'Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) di un altro ex chiacchierato capoclan della guerriglia, Ramush Haradinaj, con il 9,60% e dal nuovo partito Iniziativa per il Kosovo di Fatmir Limaj al 5,24%.

Le altre formazioni non hanno superato lo sbarramento del 5%, compresa la lista Srpska della minoranza serba, attestatasi al 4,21%. La legge del Kosovo tuttavia prevede nel parlamento (120 seggi) una rappresentanza di dieci deputati per la comunità serba e di altrettanti per l'insieme delle altre minoranze.

Malgrado gli elementi positivi del voto, il malcontento sociale e politico diffuso, di fronte a una classe dirigente fatta in gran parte di vecchie facce, si è rispecchiato in un ulteriore, sensibile calo dell'affluenza alle urne: scesa al 41,5%, rispetto al già modesto 46% delle politiche del 2010.

Evidente soddisfazione per la partecipazione dei serbi al voto - su circa 120 mila di aventi diritto a votare sono stati in 53 mila, 15 mila dei quali nella parte nord del Kosovo, roccaforte della minoranza non albanese - è stata espressa a Belgrado, con il governo che ha parlato di maturità politica e alto senso di responsabilità.

Sia il premier Aleksandar Vucic sia il ministro degli esteri Ivica Dacic hanno sottolineato come questa svolta potrà favorire la creazione della nuova associazione delle comunità serbe del Kosovo, prevista dall'accordo del 19 aprile 2013 raggiunto a Bruxelles con la mediazione della Ue.

E da Bruxelles a congratularsi per "l'ordinato svolgimento" del voto di ieri è stato la responsabile della diplomazia Ue Catherine Ashton, che ha parlato di "consolidamento della democrazia" e ha auspicato la rapida formazione di un nuovo governo a Pristina per la prosecuzione delle riforme, e la piena attuazione dell'accordo di Bruxelles.

Gli osservatori ritengono peraltro che per Thaci non sarà così facile trovare alleati in parlamento che gli consentano di formare un esecutivo con basi solide e ampie. I potenziali conflitti restano la creazione di un Esercito regolare, problema questo che ha portato al voto anticipato, e la costituzione di un tribunale speciale per i crimini commessi dagli indipendentisti albanesi, dei quali Thaci era un leader, durante il conflitto con i serbi alla fine degli anni novanta.

SDA-ATS