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Si apre oggi a Renens (VD) il processo all'uomo accusato di aver rapito e ucciso la 19enne Marie nel maggio del 2013 vicino a Payerne (VD).

Al momento del dramma, il 36enne si trovava agli arresti domiciliari a causa di una precedente condanna per assassinio. Previsto per l'intera settimana, il processo tratterà della delicata questione dell'internamento a vita.

Marie è stata rapita da Claude D. il 13 maggio a fine pomeriggio, mentre la ragazza si apprestava a lasciare il ristorante del golf di Payerne, dove lavorava. La 19enne conosceva il suo aggressore, con il quale intratteneva da poco una relazione.

L'uomo la costringe con la forza a salire sulla sua automobile e la lega con del nastro adesivo. Nel corso della notte strangola la giovane e abbandona il suo corpo in un bosco di Torny-Le-Grand (FR), vicino a Payerne. Claude D. è arrestato l'indomani a Vaulruz, nel canton Friburgo, dopo un inseguimento da parte della polizia.

Dalla precedente estate, il 36enne stava terminando di espiare con un braccialetto elettronico una condanna a 20 anni di reclusione inflittagli nel giugno 2000 per aver ucciso la sua ex compagna con diversi colpi di pistola, quando aveva soli 22 anni.

Davanti al Tribunale criminale della Broye e del Nord vodese, il friburghese dovrà rispondere di assassinio, coazione sessuale, sequestro e rapimento in circostanze aggravanti. L'uomo rischia l'internamento a vita, la più severa delle sanzioni previste dal Codice penale svizzero.

Al processo assisteranno i famigliari. "I genitori e la sorella di Marie sono coscienti che vivranno giorni difficili", commenta il loro legale Jacques Barillon. Il padre di Marie, pastore protestante, ha raccontato la vita della figlia in un libro. Recentemente ne ha pubblicato un secondo, sul periodo seguente il dramma.

Per richiedere l'internamento a vita, il procuratore generale del canton Vaud Eric Cottier dispone di due perizie psichiatriche discordanti. La prima, redatta dall'esperto neocastellano Philippe Vuille, definisce Claude D. uno psicopatico inaccessibile, per tutta la vita, ad una terapia. La sua responsabilità penale è piena ed il rischio di recidiva serio.

Più mitigato il parere di un secondo esperto, il solettese Lutz-Peter Hiersemenzel, che ha ravvisato presso il friburghese turbe gravi della personalità e una responsabilità penale mediamente diminuita. Pur riconoscendo un rischio "troppo elevato" di recidiva, l'esperto ritiene che non si possa considerare l'uomo incurabile a vita.

I due specialisti si esprimeranno in modo più particolareggiato sulle loro perizie durante il processo. Per l'avvocato Barillon l'internamento a vita è un'evidenza. "Qualora non dovesse essere pronunciato in un caso simile, occorrerebbe semplicemente stralciare questa disposizione dal Codice penale", ha affermato..

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SDA-ATS