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L'America di Trump non piace ai leader della vecchia Europa che condannano senza ambiguità, e per una volta uniti, la decisione del neopresidente di impedire l'ingresso negli Stati Uniti ai rifugiati e ai cittadini che vengono da sette Paesi a maggioranza musulmana.

Dopo attenta riflessione - e ciascuna per conto proprio, con sfumature diverse - Parigi, Berlino, Roma e perfino Londra fanno sapere all'alleato americano che così proprio non va. La "necessaria lotta al terrorismo non giustifica" una misura del genere "solo in base all'origine o al credo", ha sintetizzato la cancelliera tedesca Angela Merkel con poche, dure parole espresse attraverso il portavoce Steffen Seibert.

"L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell'Europa", ha twittato il premier Paolo Gentiloni. Ma è stato il presidente francese François Hollande il primo, ieri sera, a sottolineare - in una telefonata con Trump - che "la battaglia avviata per la difesa delle nostre democrazie sarà efficace soltanto se inserita nel rispetto dei principi su cui sono fondate, in particolare l'accoglienza dei rifugiati". E a incitare l'Europa alla "fermezza" nei confronti di Trump. Oggi è toccato anche al consigliere federale Didier Burkhalter, reagire a nome della Svizzera.

Perfino Theresa May ci ripensa. Dopo essersi rifiutata in un primo momento di commentare - sulla scia della visita negli Usa e della 'special relationship' diventata ancora più stretta - la premier britannica, tramite il suo portavoce, ha fatto sapere che "non è d'accordo".

E qualche ora dopo ha incaricato i ministri degli Esteri Boris Johnson e dell'Interno Amber Rudd di contattare i principali collaboratori di Trump per mettere in chiaro che sulla protezione dei diritti dei cittadini britannici - molti originari dei Paesi 'incriminati' - Downing Street non intende transigere. "E' divisivo e sbagliato stigmatizzare in base alla nazionalità", aveva twittato a sorpresa lo stesso Johnson dopo le parole di May.

Si è tenuta sulle generali, invece, l'Alto Rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. E senza riferimenti a Trump, ha postato sul suo blog che "ogni persona è innanzitutto un essere umano, ha diritti inalienabili e merita rispetto".

Il neo isolazionismo del tycoon prestato alla politica 'funziona' anche ai suoi confini. A sud per via del muro con il Messico, a nord perché il primo ministro canadese Justin Trudeau è di tutt'altro avviso e su twitter ha precisato: "A chi fugge dalle persecuzioni, dal terrore e dalla guerra, sappiate che i canadesi vi daranno il benvenuto, non importa quale sia la vostra fede. La diversità è la nostra forza #welcome to Canada".

Diviso il mondo islamico, che in gran parte - almeno per il momento - resta in silenzio. A parte l'Iran, che dopo la decisione sulla reciprocità delle misure, ha inviato a Trump una lettera di protesta attraverso l'ambasciatore svizzero.

E l'Iraq, che ha detto di comprendere la decisione ma spera nella "relazione speciale" con Washington. "Profondamente preoccupata" la Lega Araba che teme "effetti negativi", mentre Arabia Saudita ed Emirati, stretti alleati Usa e non inseriti nella 'lista nera' dei sette Paesi, hanno scelto di non prendere posizione.

SDA-ATS

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