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L'ira di Trump per le proteste, non inginocchiatevi

L'ex quarterback dei 49ers Colin Kaepernick, al centro, durante il suo celebre gesto di protesta che tanto fa infuriare Trump. KEYSTONE/EPA/JOHN G MABANGLO sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 giugno 2020 - 18:35
(Keystone-ATS)

"Non inginocchiatevi!". La battaglia personale di Donald Trump contro quello che è diventato il simbolo delle proteste razziali (non solo in America ma in tutto il mondo) va avanti.

Il tycoon, barricato in queste ore in una Casa Bianca a dir poco blindata, ancora una volta non nasconde la sua avversione per quell'inchino per lui "offensivo e irrispettoso". È nato infatti sui campi di football, quando nel 2016 il quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick si inginocchiò per la prima volta per protesta durante l'inno nazionale e davanti alla bandiera americana, seguito poi da tanti altri campioni.

Un fatto intollerabile per il tycoon, che ora vede ripetere quella mossa ovunque, persino da parte di quei poliziotti che solidarizzano con i manifestanti. Anche il premier canadese Justin Trudeau è stato immortalato mentre, camicia bianca e mascherina nera, si è inginocchiato partecipando a sorpresa ad Ottawa ad una manifestazione del movimento 'Black Live Matter', con i manifestanti che gridavano "Stand up to Trump!", invitandolo a fare fronte contro il presidente americano.

"I canadesi stanno guardando a ciò che accade negli Usa con orrore e costernazione", aveva dichiarato Trudeau giorni fa, dopo essere rimasto una ventina di secondi in silenzio quando gli è stato ricordato l'uso dei lacrimogeni davanti alla Casa Bianca per aprire la strada al presidente.

Ma Trump teme ora che alla ripresa della stagione sportiva si ripetano le proteste e su Twitter ha attaccato un'altra star del football, Drew Brees, qb dei New Orleans Saints, che prima aveva definito "non patriottico" inginocchiarsi durante l'inno, salvo poi rimangiarsi quelle parole e chiedere scusa. Una retromarcia che ha mandato su tutte le furie il tycoon: "Ci sono molti modi per protestare senza mancare di rispetto alla nostra grande bandiera". Ma anche la Nfl ora sembra stare dalla parte dei giocatori, col numero uno Roger Godell che ha riconosciuto di aver sbagliato per non aver ascoltato abbastanza in passato le loro proteste.

Intanto ad alimentare il clima di tensione nelle stanze della Casa Bianca c'è anche il fattore Melania, una first lady palesemente sempre più a disagio che avrebbe irritato non poco il marito e il team presidenziale con i suoi ultimi tweet. Appelli alla pace e alla riconciliazione interpretati come una presa di distanza dalla linea dura del 'law and order' dettata dal presidente in queste giornate di proteste.

A nessuno è sfuggita poi l'assenza di Melania al fianco del marito sia nella foto del tycoon con la Bibbia (c'era invece la figlia Ivanka) sia allo storico lancio in Florida della navicella spaziale Crew Dragon (la first lady ha dato forfait). E non è passata inosservata nemmeno la sua espressione quando Trump ha dovuto chiederle di sorridere durante la recente visita al santuario St. John Paul II di Washington. Così sui social torna virale l'hashtag #FreeMelania.

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