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L'UE accoglie Erdogan, "riavviare dialogo sui migranti"

Dopo dieci giorni di caos alla frontiera tra Turchia e Grecia, scatenato dalla decisione di Ankara di "aprire le porte" ai migranti, l'UE torna ad accogliere Recep Tayyip Erdogan per "riavviare il dialogo". KEYSTONE/EPA/STEPHANIE LECOCQ sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2020 - 21:11
(Keystone-ATS)

Dopo dieci giorni di caos alla frontiera tra Turchia e Grecia, scatenato dalla decisione di Ankara di "aprire le porte" ai migranti, l'UE torna ad accogliere Recep Tayyip Erdogan per "riavviare il dialogo".

A Bruxelles il leader turco incontra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e quello del Consiglio europeo Charles Michel, che la scorsa settimana si erano già recati sulle due sponde del confine al centro dello scontro per rassicurare Atene e cercare una via d'uscita con Ankara.

La richiesta che Erdogan presenta ai 27 è chiara: rinegoziare l'accordo sui migranti siglato quattro anni fa. Ankara non vuole più solo un'accelerazione nel trasferimento dei sei miliardi di euro di aiuti per l'accoglienza dei 3,6 milioni di rifugiati siriani in Turchia, ma risorse aggiuntive e soprattutto il sostegno europeo al suo piano per creare una zona cuscinetto nel nord della Siria in cui riportare almeno un parte dei profughi.

"Ci aspettiamo che i nostri alleati mostrino solidarietà nei confronti della Turchia senza discriminazioni o condizioni politiche ed è importante che questo sostegno arrivi senza ulteriori ritardi", ha affermato Erdogan nella conferenza stampa con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

"La Turchia è un alleato importante e valido che contribuisce alla nostra condivisa sicurezza in molti modi", ha detto a sua volta Stoltenberg spiegando di aver discusso della Siria con il leader turco. E, sulla questione profughi, ha sottolineato che "la questione dei rifugiati è una sfida comune che necessita di soluzioni comuni".

"Abbiamo opinioni diverse su diversi temi ed è per questo che è importante avere un dialogo aperto e franco, per vedere se è possibile superare i diversi problemi", ha spiegato Michel. "Per noi è importante attuare l'accordo Ue-Turchia sui migranti", ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo, sottolineando che il confronto riguarda anche la "sicurezza" e la "situazione regionale, in particolare la Siria".

La distanza da colmare non è poca. La presidente von der Leyen ha sottolineato che si tratta solo di un primo incontro, cui seguiranno "significative discussioni nei prossimi giorni e nelle prossime settimane".

Anche perché al momento Bruxelles non sembra pronta a mettere sul piatto massicce risorse, dopo che nei giorni scorsi si era parlato di 500 milioni di euro di possibili aiuti. Un nuovo accordo richiederebbe poi l'unanimità, in un momento in cui Cipro denuncia aggressioni alla sua sovranità con le trivellazioni turche nel Mediterraneo orientale.

Nelle stesse ore in cui Erdogan è giunto in Belgio, la cancelliera tedesca Angela Merkel - grande stratega dell'accordo del 2016 - ha continuato a tessere la sua tela ricevendo a Berlino il premier di Atene Kyriakos Mitsotakis, dopo che la Germania ha espresso l'intenzione di creare una coalizione di Paesi europei "volontari" che si facciano carico di un massimo di 1500 bambini migranti attualmente bloccati in Grecia. A farsi avanti sono stati finora Francia, Portogallo, Lussemburgo, Finlandia e Croazia.

Un primo passo per alleggerire il fardello di Atene, dopo la promessa dell'Unione di 700 milioni di euro per la gestione della crisi al confine con la Turchia. Ma anche un segnale di unità di fronte alla provocazione lanciata da Erdogan, che ieri ha invitato il governo greco ad "aprire le porte e fare andare i migranti anche negli altri paesi Ue".

Al confine la situazione resta tesa, con migliaia di persone accalcate. La Turchia continua a lanciare accuse di violenze sui migranti alla polizia greca. Il flusso di persone verso la frontiera sembra però essere stato arrestato dalle stesse autorità turche.

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