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La Confederazione spende troppo in consulenze esterne. La Commissione della gestione del Consiglio degli Stati (CdG-S) invita pertanto il Consiglio federale a un giro di vite per evitare sprechi e migliorare la trasparenza.

In un rapporto del 2006, la commissione aveva già rilevato diversi problemi sull'attribuzione di mandati ad esperti da parte dell'amministrazione federale. In quell'occasione aveva formulato una serie di raccomandazioni che sono state solo parzialmente seguite, indicano oggi in una nota i servizi del Parlamento.

Nel 2004, i vari uffici federali avevano inventariato 6100 mandati affidati a consulenti esterni, per un importo totale di 490 milioni di franchi. Tenendo conto delle lacune di questo rilevamento, i costi reali di tutte le perizie erano stati stimati a 600-700 milioni.

Nel 2013, stando a un controllo sistematico dei mandati esterni, tali spese hanno raggiunto quota 858 milioni di franchi. Ciò rappresenta il 16% del volume complessivo degli acquisti (5,3 miliardi di franchi) della Confederazione.

Mancanza di trasparenza su consulenti politici

Il problema principale evidenziato dalla commissione concerne i consulenti politici esterni che hanno un'influenza diretta e determinante sulle decisioni politiche. "Attualmente non è possibile definire né la quota né l'importo di tali mandati, anche se si può supporre che questi rappresentino una proporzione non trascurabile", scrive la CdG-S.

V'è infatti una zona grigia nella classificazione delle consulenze. Quelle "politiche" sono ancora definite come "non classificabili". Da qui nasce la mancanza di precisione sul loro numero esatto. Il Consiglio federale ha promesso per il primo gennaio 2016 una suddivisione più chiara in materia di attribuzione di mandati.

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SDA-ATS