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Forzati a stare insieme. Un anno dopo il G20 di Brisbane - quello che vide Vladimir Putin andare via prima della fine del summit - Barack Obama prende atto di una verità non facile da accettare alla Casa Bianca: ha bisogno più che mai del leader russo.

La guerra all'Isis, dopo gli attacchi di Parigi, è una sfida troppo grande per non unire le forze. E per non mettere da parte quelle differenze politiche e caratteriali tra i due leader, divisi anche sul piano personale.

Per Putin, poi, l'escalation dell'estremismo islamico è un'occasione imperdibile per uscire dall'isolamento internazionale, far 'dimenticare' l'annessione della Crimea e gettare le basi per un suo ruolo futuro nella regione mediorientale.

"Nelle ultime settimane, la Russia è stato un partner costruttivo nel cercare di creare una transizione politica in Siria", ha affermato il presidente americano, esprimendo soddisfazione per gli accordi di Vienna da Manila, dove si trova per il vertice dell'Apec.

Un netto cambiamento dei toni che segue le strette di mano calorose, le battute e i sorrisi davanti alle telecamere messi in mostra da Obama e Putin al G20 di Antalya, dove sono state poste le fondamenta di questa 'strana alleanza'. Impensabile fino a pochissimo tempo fa.

"Le differenze non ci hanno impedito di guardare a come creare un cessate il fuoco in Siria", ha spiegato il presidente Usa, che ha anche sottolineato come Mosca abbia finalmente "spostato l'obiettivo dei bombardamenti in Siria su quella che è la vera minaccia: i militanti dell'Isis".

Anche questo un passo in avanti importante, visto che finora l'amministrazione statunitense aveva sempre sparato a zero sull'intervento militare russo in Siria, accusando Putin di voler solo sostenere il regime alleato di Damasco colpendo i ribelli anti-Assad piuttosto che gli uomini del califfato. "Ma - ha ammesso per la prima volta Obama - i russi non stanno più operando come nelle ultime settimane. Forse dopo aver visto come l'Isis ha abbattuto uno dei loro aerei di linea".

Il disgelo, dunque, è in atto. Ma il ghiaccio non è completamente sciolto. E se Barack Obama ha deciso gioco forza di dare credito a Vladimir Putin, di accettare un patto dalle imprevedibili conseguenze, sa che non può fidarsi fino in fondo.

La paura principale di Obama è che l'asse di Mosca con Parigi possa finire per mettere Washington in secondo piano. E Gli Usa non hanno alcuna intenzione di cedere lo scettro della leadership nella lotta all'Isis.

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SDA-ATS