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Lo scatto in avanti dell'ormai ex premier greco Alexis Tsipras, che si gioca il tutto per tutto portando il paese a elezioni anticipate, lascia per strada un altro pezzo da novanta di Syriza.

Si tratta del segretario Tasos Koronakis, considerato uno dei suoi più stretti alleati e collaboratori. Koronakis si è dimesso criticando la mossa di andare alle urne senza prima discutere all'interno del partito e ignorando le decisioni del Comitato Centrale - agitando così lo spettro di un'ulteriore scissione.

Syriza si conferma dunque un partito sull'orlo di una crisi di nervi: dopo l'addio dei membri dell'ala radicale 'Piattaforma di Sinistra', che hanno formato la sigla 'Unione Popolare' per ribadire il loro 'no' al terzo salvataggio del paese made in Bruxelles, la speranza è di monetizzare la popolarità di Tsipras alle urne e ottenere un mandato pieno.

"Ritengo che sia possibile ottenere in Parlamento una maggioranza assoluta", ha detto ad esempio a Mega Tv Panos Skourletis, ministro dell'Energia, chiudendo la porta a ipotetici accordi post elettorali con quei partiti - Nuova Democrazia, To Potami o i socialisti del Pasok - che ritengono accettabile l'austerity. "Perché la collaborazione sia politicamente credibile deve basarsi su una convergenza dei programmi, su un terreno comune, e questo io non lo vedo possibile", ha aggiunto. Una strategia però zeppa d'insidie.

Intanto, infatti, è difficile stabilire con certezza quale sia l'umore dei greci. Gli ultimi sondaggi attendibili risalgono al 24 luglio, ben prima dunque che Tsipras si dimettesse e Syriza si spaccasse. Ora, con la gente in vacanza, le società demoscopiche sono molto caute. Per quel che vale, un'indagine di Interview per il canale locale Vergina TV dà Syriza al 24% delle intenzioni di voto, seguita da Nuova Democrazia al 22% - e 'Unione Popolare' al 4,5%. Fosse davvero così, Tsipras dovrebbe remare parecchio per rimettere in carreggiata il partito e scongiurare un'alleanza che lo riporterebbe, agli occhi del paese, nell'alveo della politica tradizionale.

L'altra questione scottante è cosa fare degli scontenti rimasti fedeli al partito. Dei 43 deputati - su 149 - che non votarono l'accordo nato al termine della maratona negoziale al Justus Lipsius di Bruxelles solo 25 hanno dato il via all'avventura scissionista e ben 18 sono rimasti all'ovile, almeno per il momento. Tra questi le star Zoe Constantopoulou - la presidente della Camera - e l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis.

"Fare i pro-bailout e gli anti-bailout stando nello stesso partito non può funzionare", ha già ammonito il deputato transfugo Costas Lapavitsas, riferendosi ai contestati programmi di salvataggio. Ora bisogna vedere se il canto delle sirene resterà suadente anche in campagna elettorale.

Koronakis, va detto, è stato anche molto critico nei confronti degli ex compagni frondisti sottolineando che "sembravano pronti a questo scontro - spesso con comportamenti disdicevoli per il nostro partito - e in ultima analisi a finalizzare la rottura". Come dire: 'amici amici ma poi...'. Adesso resta da vedere che farà lui. In attesa di sapere quando saranno le elezioni, non appena il presidente della Repubblica avrà terminato i mandati esplorativi alle altre forze politiche come prescrive la Costituzione.

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SDA-ATS