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Marine Le Pen a Marsiglia

KEYSTONE/AP/MICHEL EULER

(sda-ats)

E' arrivato il momento di "un'insurrezione nazionale, un'insurrezione democratica per restituire la Francia al proprio popolo": è un fiume in piena Marine Le Pen, la candidata del Front National.

"Un ciclo sta volgendo alla fine", aggiunge sicura nell'ultimo grande comizio a Marsiglia prima del primo turno presidenziale del 23 aprile, promettendo la conquista della poltrona più importante di Francia.

Parole accolte dal boato dei circa cinquemila militanti riuniti nel maxi-teatro del Dome, che hanno costretto la loro beniamina ad interrompere il discorso, intonando la Marsigliese.

Per questo ultimo appuntamento segnato dallo spettro del terrorismo dopo le minacce sulla campagna presidenziale, la retorica anti-Europa (una battaglia citata solo sommariamente) ha ceduto il passo ai vecchi cavalli di battaglia lepenisti: sicurezza, immigrazione e Islam.

La più dura in materia è stata però la nipote Marion-Maréchal Le Pen che qui a Marsiglia, dove gioca in casa, ha aperto il comizio con un discorso marcatamente anti-Islam. Nell'intervento di dieci minuti, la giovane deputata del Front National si è schierata con la zia, mettendo da parte i dissapori del passato.

Ha tuonato contro "il mercato dei ladri, le sfilate di djellabah, e i venditori di burqa", in certi quartieri di Marsiglia. Poi il definitivo appello ai presenti affinché si mobilitino per Marine.

"Unico baluardo" - ha detto - di una "Francia cristiana, greca e romana, dinanzi alla minaccia e alle rivendicazioni degli islamisti". "Vinceremo!", ha concluso, acclamata dai militanti in delirio nell'arena del Dome.

"On va gagner! On va gagner! Vinceremo! Vinceremo!": già da metà pomeriggio l'atmosfera è stata elettrica. I sostenitori sono progressivamente arrivati nella maxi-sala da cinquemila posti scandendo più volte in coro la Marseillaise, ma anche quello che si è imposto come il tormentone della loro campagna presidenziale: "On est chez nous! On est chez nous! Questa è casa nostra!".

Oltre allo sventolio di bandiere bleu-blanc-rouge (bandito, chiaramente, il vessillo europeo), cartelli con gli slogan: "Marine la prosperité, Marine la liberté, Marine l'identité, Marine la securité".

Dopo l'allerta attentati contro i candidati e il fermo ieri, proprio a Marsiglia, di due presunti jihadisti pronti a colpire la campagna presidenziale, il teatro è blindato come Fort Knox, con due filtri di sicurezza all'ingresso, controlli accurati e metal detector.

Messa a dura prova lunedì scorso, con il duplice blitz delle Femen e gli scontri fuori dal teatro Zenith, la security del Front National - con la spilletta 'Onore e fedeltà' - è ancora più vigile del solito. Mentre va a ruba negli stand all'ingresso l'oggettistica frontista, oltre alla spilletta con la rosa blu, tazze, magliette, ciondoli, tutto rigorosamente marchiato 'Marine 2017 - Au nom du peuple'.

Ai militanti vengono anche distribuite bandiere e una spilletta lampeggiante con la scritta 'Marine Présidente'. Unico neo rispetto alla difesa del Made in France, tra i cavalli di battaglia frontisti, le istruzioni per l'uso, in inglese.

L'ultimo sondaggio, firmato dal Cevipof, il centro ricerche di Sciences Po, vede i favoriti impegnati in una volata all'ultimo respiro. Quattro in quattro punti: Emmanuel Macron al 23%, Marine Le Pen al 22,5, François Fillon al 19,5, Jean-Luc Mélenchon al 19 per cento.

Il candidato di En Marche! vanta un'impennata di elettori "sicuri" di votarlo, ma le vere certezze campeggiano fra Le Pen e Mélenchon, da anni portatori di progetti a tinte forti e dagli accenti populisti.

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SDA-ATS