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Per rafforzare il centro, dopo la sterzata a destra delle elezioni federali, non è sufficiente creare un gruppo comune fra PPD, Verdi Liberali e PBD, occorre pensare a una fusione: ne è convinta la consigliera federale Doris Leuthard.

In un'intervista si è detta anche tranquilla riguardo al futuro della svolta energetica: a suo avviso non vi sono alternative all'uscita dal nucleare.

Tracciando un bilancio delle elezioni, Leuthard si dice rallegrata del fatto che a livello di seggi il PPD appaia stabile, in particolare al consiglio degli Stati. "Quale ex presidente del partito la perdita percentuale di elettori non mi lascia però indifferente", afferma la ministra dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia in un'intervista pubblicata dalla Neue Luzerner Zeitung e dal St. Galler Tagblatt.

Leuthard ammette che il PPD in alcuni settori potrebbe seguire una linea più ferma. Ma i partiti con posizioni differenziate possono solo perdere quando il dibattito è dominato da temi come l'asilo: è più facile sbraitare e propagandare soluzioni semplicistiche, dice.

Secondo la donna politica argoviese bisogna anche guardare a questi spostamenti di equilibri politici con una certa serenità: la gente è soprattutto interessata a ciò che ha appena visto in televisione o letto sui giornali. "Se quest'anno vi fossero stati una grande siccità o inondazioni le elezioni avrebbero potuto avere un esito differente".

Riguardo alle forme di collaborazione al centro, secondo Leuthard si pone effettivamente la domanda di come intendano procedere PPD, PVL PBD. "Se queste formazioni si vogliono rafforzare insieme, deve essere discussa la creazione di un nuovo partito". Limitarsi a formare un gruppo parlamentare comune "non porterebbe a molto, il centro continuerebbe a essere frammentato".

Lo spostamento del baricentro del parlamento certamente non renderà più facile la ricerca di compromessi in Consiglio nazionale. Ma Leuthard confida che nei banchi PLR e UDC non siedano solo "soldati di partito", bensì anche politici in grado di pensare in modo autonomo.

La responsabile del Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, e delle comunicazioni non teme ripercussioni per la svolta energetica. "Non conosco nessuno, nemmeno nell'UDC, che vuole costruire nuove centrali atomiche. Le stesse aziende elettriche dicono che non hanno i soldi per farlo. Quale sarebbe l'alternativa all'uscita dal nucleare? Io non ne vedo".

Secondo Leuthard, in un Paese ad alta densità come la Svizzera è fuori dalla realtà pensare che nei prossimi decenni si possa costruire un nuovo impianto atomico: anche solo per il problema delle scorie, che nessuno vuole vicino a sé.

Riguardo alla partenza di Eveline Widmer-Schlumpf, Leuthard si dice rammaricata: la decisione della ministra delle finanze merita comunque rispetto. Riguardo a una sua personale uscita di scena, la donna politica PPD - che vanta la maggiore "anzianità" in governo - afferma che il problema non si pone ancora: se è vero che dopo un certo tempo non mancano certi segni di usura, la gioia nell'affrontare i dossier continua a rimanere molto elevata.

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SDA-ATS