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Libertà di stampa non è assoluta, Tribunale federale

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 agosto 2011 - 12:56
(Keystone-ATS)

La libertà di stampa non è un principio assoluto: lo afferma il Tribunale federale (TF), in una sentenza con cui ha respinto il ricorso di un giornalista del "Blick" che non ha potuto assistere ad un processo perché si è rifiutato di garantire l'anonimato delle persone coinvolte.

A decidere l'espulsione del giornalista è stato il Tribunale distrettuale di Zurigo, in un processo celebrato nel gennaio 2010. Al dibattimento erano ammessi soltanto i giornalisti accreditati.

L'esclusione del pubblico è stata decisa in funzione della giovane età del prevenuto, un minorenne accusato di aver cercato di strangolare l'amica con un cavo. La coppia si era conosciuta in un istituto terapeutico ed era andata a vivere assieme.

Vista la delicatezza del caso, il tribunale aveva ordinato ai rappresentanti dei media di non fare alcun riferimento ai nomi e al luogo di residenza delle persone coinvolte e tantomeno di pubblicare delle fotografie.

Alla vigilia del processo il giornalista del "Blick" aveva pubblicato un articolo in cui svelava il luogo di residenza ed anche una foto dell'accusato con gli occhi coperti da una striscia nera. Prima di aprire i dibattimento, il presidente della Corte aveva perciò chiesto al giornalista se fosse in grado di garantire il rispetto delle condizioni fissate per i media. E di fronte al suo rifiuto, lo aveva obbligato ad uscire dall'aula.

Nella sua sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale sottolinea che nei resoconti di processi è lecito citare il nome delle persone coinvolte soltanto quando si tratta di personaggi che hanno una funzione pubblica. Nel caso specifico, la giurisprudenza impone invece il rispetto dell'anonimato.

La massima istanza giudiziaria ammette che l'esclusione di un giornalista da un processo possa rappresentare una limitazione della libertà di stampa. Quest'ultima non è tuttavia un principio assoluto. E in questo caso a prevalere era la protezione della privacy, sia dell'accusato che della vittima.

Tutti gli altri rappresentanti dei media che hanno seguito il processo hanno del resto potuto riferire in modo oggettivo sui fatti senza rivelare l'identità delle persone coinvolte, scrivono ancora i giudici di Losanna.

Lo scorso mese di febbraio anche il Tribunale cantonale di Zurigo aveva già respinto un precedente ricorso del giornalista del "Blick". Quest'ultimo dovrà ora sobbarcarsi 3000 franchi di spese giudiziarie.

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