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Libia: "aviazione regime distrutta", tripoli rivendica attacco

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2011 - 08:10
(Keystone-ATS)

Sul terreno i miliziani di Gheddafi continuano a combattere furiosamente, ma la "guerra dei cieli" per il colonnello è già finita perché, ha detto ieri il ministro della difesa francese Gerard Longuet, la sua aviazione, peraltro abbastanza obsoleta e male in arnese già prima dell'inizio delle ostilità, è praticamente distrutta. Ormai al regime restano solo degli elicotteri che si limitano ad azioni di cortissimo raggio.

Il regime tuttavia non si dà per vinto: ieri sera la Tv di stato ha annunciato che un'unità navale della Nato è stata colpita e "gravemente danneggiata" mentre stava bombardando Misurata, la città portuale ancora contesa tra insorti e forze fedeli a Muammar Gheddafi dove ieri vi sono stati almeno sette morti, in gran parte tra le fila dei ribelli secondo fonti mediche locali. La Tv libica non ha fornito particolari. E l'Alleanza ha subito smentito la notizia definendola "un'invenzione". Un portavoce ha detto che non ci sono unità così vicine alle coste libiche da poter essere colpite.

La comunicazione del ministro francese sull'annientamento della forza aerea lealista risale all'11 maggio anche se se ne è avuta notizia solo ieri. E nel frattempo, con i raid della Nato che ancora martellano le postazioni fedeli al rais, il quadro dovrebbe essersi fatto ancora più grave. Dalle operazioni della Nato sembra uscita parzialmente indenne la Marina libica, ma solo perché, confinata come è nei porti e priva di armamenti tali da renderla potenzialmente pericolosa, viene ritenuta un "target" minore.

Il quadro per Gheddafi si fa ancora più fosco con la notizia annunciata ieri dagli insorti e da fonti vicine al governo tunisino della fuga in Tunisia di Choukri Ghanem, il potente capo del colosso petrolifero libico NOC e ministro del petrolio. Da Tripoli è arrivata la smentita di rito. Ma Ghanem sarebbe approdato in Tunisia già il 14 maggio, passando per il posto di frontiera di Ras Jedir, e ora da Djerba sta per raggiungere Tunisi.

Il regime, insomma, continua a perdere pezzi. E anche il rais, secondo il generale Abdul Fatah Younis, ex braccio destro del colonnello e attuale comandante militare dei ribelli, sarebbe sì vivo ma ossessionato dai tradimenti e continuamente in fuga. "Ogni notte dorme in case diverse, di comandanti militari di cui si fida, alla periferia di Tripoli", ha detto in un'intervista al Tg1.

Tornando al terreno, ieri è stata la volta dei britannici a martellare Tripoli. Lo hanno fatto, come sempre, nella notte quando i Tomahawk lanciati dal sommergibile Triumph e le bombe sganciate dai Tornado hanno colpito duramente un centro d'addestramento e, soprattutto, una centrale dell'intelligence. Sulla capitale libica non sono caduti solo bombe e razzi, ma anche dei volantini - sganciati da un C130 dell'Aeronautica italiana - rivolti alla popolazione e dai contenuti anti-regime.

La campagna Nato (che, confermano da Bruxelles, ha obiettivi solo militari) contro il regime di Gheddafi va avanti. E la guerra non è solo quella dei grandi centri o degli importanti terminali petroliferi, tanto che ormai è arrivata alle porte del confine con la Tunisia. Il nodo resta quello del controllo del posto di frontiera di Dehiba-Wazzen, per il cui possesso insorti e lealisti si scontrano da giorni, con i primi a resistere e gli altri ad attaccare. Il tutto a poche centinaia di metri dal territorio tunisino dove ieri, e non è la prima volta, razzi dei lealisti, finiti fuori controllo, sono finiti dall'altro lato del confine. Quasi tutti in una zona desertica, ma uno è caduto ad appena 200 metri dal versante tunisino del posto di frontiera.

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