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Libia: 100 morti al sud, tribù in lotta per contrabbando

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 febbraio 2012 - 20:32
(Keystone-ATS)

Una vera e propria strage, con oltre cento persone uccise, si sta consumando da varie settimane ai confini meridionali della Libia, con cruenti scontri tra tribù rivali.

Antiche rivalità, sopite in passato grazie al pugno di ferro del rais, oppongono i Tibu agli Zwai, in lotta per il controllo del contrabbando, e confermano le difficoltà del governo di Tripoli a gestire queste aree.

Oltre 100 persone sono morte in dieci giorni di combattimenti tra le due tribù rivali. Dall'inizio degli scontri, esplosi il 12 febbraio scorso vicino alla città di Kufra, nel sud-est del Paese non lontano dal Sudan e dal Ciad, "113 persone sono state uccise e 241 ferite tra i Tibu", ha reso noto il capo di questa tribù, Issa Abdelmajid, mentre tra gli Zwai "hanno perso la vita 20 persone e 40 sono rimaste ferite".

Un bilancio che il portavoce del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt), Mohamed Harizi, non è stato in grado di confermare. Nel denunciare la morte anche di "sei bambini" della sua etnia nei recenti combattimenti, Abdelmajid, ex-oppositore del vecchio regime, ha parlato di un "piano di sterminio" della sua tribù e ha chiesto l'intervento della comunità internazionale per fermare gli scontri.

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