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Libia: calma a Tripoli, fuga degli stranieri, UE attacca Gheddafi

Dopo il discorso in tv di ieri sera del leader libico Muammar Gheddafi, che ha detto "resisterò fino alla morte", c'è una situazione carica di tensione oggi in Libia, mentre gli stranieri fuggono e le forniture energetiche verso l'Europa vengono chiuse. Il governo controlla ancora Tripoli, ma ha perso ormai la Cirenaica.

Il ministro degli esteri italiano Franco Frattini stamani ha parlato di "guerra civile" fra "bande e squadroni della morte" e ha accusato Gheddafi di "orribile spargimento di sangue", chiedendogli di fermarsi. Anche il governo italiano, accusato dall'opposizione di aver finora taciuto sulla repressione di Gheddafi, attacca ormai il leader libico. Nei rapporti con la Libia, ha spiegato Frattini, l'Italia ha fatto in passato "quel che doveva fare", ma "c'è un limite e di fronte a quello che sta accadendo, non possiamo non levare la nostra voce".

Il ministro ha confermato le voci di ieri che le vittime della repressione sono oltre mille e ha chiesto che l'Italia sia unita di fronte a questa emergenza. Per Frattini c'è il rischio dell'affermarsi dei fondamentalisti islamici in Cirenaica e di una ondata di immigrati clandestini nel nostro paese. "Le conseguenze migratorie non potranno essere accollate soltanto all'Italia", ha detto il ministro, riferendosi all'Ue.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto all'Unione europea di adottare "sanzioni concrete" contro la Libia e ha auspicato la sospensione delle relazioni economiche e finanziarie con il paese nordafricano.

Secondo testimonianze concordanti, fra cui quella del vescovo di Tripoli, Giovanni Martinelli,la situazione nel centro di Tripoli è abbastanza tranquilla, mentre scontri sarebbero in corso in periferie. A Bengasi, il capoluogo della Cirenaica, le linee telefoniche e il servizio internet è interrotto, secondo un inviato del britannico Guardian.

Fonti da Tripoli dicono che la città è ancora sotto il controllo del governo, ma la Cirenaica è ormai persa. Al Jazira riferisce che una 'Rete dei liberi ulema di Libià, organizzazione di teologi e studiosi islamici, ha annunciato il suo "totale sostegno al nuovo governo libico", scaturito dalla 'rivoluzione del 17 febbraiò. Il ministro dell'Interno libico, Abdel Fatah Yunis, che nel suo discorso Gheddafi aveva dato per morto, assassinato a Bengasi, ha detto di essere vivo e ha annunciato la propria defezione e il suo appoggio alla rivolta.

Continua l'evacuazione dei cittadini stranieri dalla Libia, con aerei e navi (alcuni aeroporti sono inagibili). Gli americani hanno inviato due catamarani per portar via i loro concittadini da Tripoli. L'Italia ha già evacuato dalla capitale tutti gli italiani che volevano andarsene e ha inviato due navi militari verso il paese nordafricano.

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