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Calma tesa a Tripoli, dove l'esercito ha rafforzato la presenza nelle strade di accesso in città, in quelle per i due aeroporti cittadini e attorno ai punti strategici.

Il traffico è quasi caotico a causa dei numerosi posti di blocco: le forze di sicurezza controllano accuratamente ogni auto in entrata e in uscita dalla città, alla ricerca di armi. Il governo vuole impedire che le sacche di ribellione presenti in città entrino in possesso di armi ed esplosivo.

Molti negozi sono aperti, così come scuole e alcuni uffici, ma la tensione resta alta, dopo che Gheddafi ha ribadito ieri in una intervista alla Bbc e alla tv americana Abc che non intende lasciare la Libia, nonostante la rivolta interna e le pressioni internazionali. "Il mio popolo è pronto a morire per difendermi", ha detto il Colonnello nell'intervista.

Probabile, ma al momento Tripoli sembra più disposta al dialogo con gli insorti. Dalla capitale libica è partito oggi un convoglio umanitario diretto alla popolazione di Bengasi, città sotto il controllo dei ribelli. Fonti ufficiali spiegano che si tratta di un segnale alla comunità internazionale che la crisi in atto è un problema interno alla Libia, che non richiede interventi stranieri.

Ma secondo la tv satellitare panaraba Al Jazira, la missione avrebbe anche lo scopo di intavolare una trattativa con le tribù dell'est che hanno voltato le spalle al Colonnello. Il mediatore scelto da Gheddafi, secondo Al Jazira, sarebbe il capo della sua intelligence.

Una trentina di camion contenenti cibo, medicinali e generi di prima necessità sono partiti questa mattina intorno alle 11:30 locali (le 10:30 in Svizzera) da Gar Ben Gasher, alla periferia sud di Tripoli. Nella zona, vicina ad uno dei due aeroporti cittadini, l'esercito ha piazzato numerosi carri armati e alcune postazioni mobili di contraerea.

Al passaggio del convoglio, sono scesi in strada un centinaio di sostenitori di Gheddafi, che hanno inscenato una manifestazione di sostegno al regime. Molte le bandiere verdi e le foto del Leader. Le auto di passaggio suonavano il clacson e i manifestanti, in maggioranza giovani e giovanissimi, intonavano lo slogan più utilizzato dai fedelissimi di Gheddafi: "Solo Dio, Muammar e Libia".

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SDA-ATS