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Libia: Erdogan a Tunisi per discutere il cessate il fuoco

i presidenti di Turchia e Tunisia Recep Tayyip Erdogan e Kais Saied KEYSTONE/AP/BO sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 25 dicembre 2019 - 15:27
(Keystone-ATS)

La crisi libica, con possibili passi per un cessate-il-fuoco, e le iniziative di collaborazione economiche e commerciali tra Turchia e Tunisia sono stati al centro dei colloqui a Tunisi tra il presidente turco, Tayyip Recep Erdogan e il collega tunisino, Kaies Saied.

Un incontro nel quale Erdogan ha denunciato lo spiegamento di migliaia di combattenti stranieri, principalmente sudanesi e russi, in Libia. Lo riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu.

"Gli sviluppi in Libia non riguardano solo la Libia, ma hanno gravi conseguenze negative per i Paesi vicini, principalmente la Tunisia", ha affermato Erdogan in conferenza stampa congiunta con Saied, insistendo sul fatto che le conseguenze del conflitto interno libico, hanno un effetto in primo luogo per la popolazione di questo Paese, ma anche per gli stati confinanti. Ecco perché, per il presidente turco, la Tunisia ha un ruolo importante nella ricerca di soluzioni alla crisi. "Abbiamo discusso dei passi da compiere per un cessate il fuoco e un ritorno a un processo politico in Libia", ha detto.

"Sono convinto che la Tunisia fornirà contributi molto importanti e costruttivi a sostegno degli sforzi per un ritorno della stabilità in Libia", ha aggiunto il sultano. Erdogan, in questo senso, ha ringraziato il presidente tunisino per i suoi sforzi in questa direzione, ricordando l'incontro con i rappresentanti del Consiglio Supremo delle tribù e delle città libiche.

Per quanto riguarda il protocollo d'intesa firmato tra Turchia e Libia, il sultano ha criticato la posizione di Atene. "La Grecia non ha voce in capitolo", ha detto. "Stiamo agendo [in Libia] con Fayez al-Sarraj, che ha un riconoscimento internazionale, il che non è il caso di Haftar", ha continuato, criticando coloro che mantengono legami o contatti con il generale Haftar che conduce una campagna militare per prendere il controllo di Tripoli, e quindi il potere in Libia. "Con quale legittimità sono presenti in Libia i 5 mila sudanesi e i 2 mila russi [della società] Wagner, cosa ci fanno lì?", ha chiesto Erdogan.

A proposito del possibile invio di soldati turchi in Libia il presidente turco ha risposto: "Non siamo mai stati dove non siamo stati invitati. Se dovessimo essere chiamati, studieremo la questione".

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