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Abdullah Senussi, ex capo dei servizi segreti libici del regime Gheddafi, chiede di essere processato all'Aia nonostante la Corte penale internazionale (Cpi) vi abbia rinunciato venerdì scorso.

"La Libia non ha né le capacità né la volontà di tenere un processo equo contro Senussi", ha dichiarato il difensore di Senussi, Ben Emerson, in un comunicato specificando che il suo cliente è detenuto da 13 mesi a Tripoli senza mai aver avuto accesso legale nonostante le ripetute richieste o contatti con la famiglia.

La Cpi ha riconosciuto venerdì che, in rispetto al principio di complementarità, Senussi non può essere processato all'Aia, sebbene incolpato per crimini contro l'umanità, poiché sarà giudicato per gli stessi reati in Libia.

Il processo di Senussi, come quello di Saif Al Islam, secondogenito di Muammar Gheddafi, sono tra i due più importanti che si devono svolgere contro alti funzionari dell'ex regime e che potrebbero svelare retroscena della dittatura. Abdullah Senussi è ritenuto coinvolto in violazioni dei diritti umani commesse negli ultimi 40 anni, tra cui l'esecuzione extragiudiziale di oltre 1'200 prigionieri del carcere di Abu Salim, nel 1996.

Le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International denunciano la possibilità di centinaia di condanne a morte per i sostenitori del colonnello. Accusato di incitamento alla discordia e alla guerra civile l'ex Ministro dell'Istruzione, Ahmed Ibrahim, è stato già condannato a morte lo scorso 31 luglio insieme ad altre 5 persone.

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SDA-ATS