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Ghadames, la "perla del deserto" dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità e, ai tempi di Gheddafi, tra le mete turistiche più frequentate della Libia, è ora pericolosa perché l'attuale governo libico non riesce a controllare i confini e ad impedire traffici di ogni tipo e contrabbando.

Lo ha detto Siraj Adden Abobakr Ammwaffag, sindaco di Ghadames, in occasione della visita del capo delegazione dell'Unione Europea, Natalya Apostolova. "Abbiamo bisogno di sostegno tecnico per monitorare le frontiere, supporto logistico e più formazione", ha spiegato il sindaco tenuto conto del fatto che la visita è stata organizzata dalla missione dell'Ue di assistenza per la gestione dei confini in Libia (Eubam).

La "perla del deserto", situata a circa 500 km a sud-ovest di Tripoli, prima della rivoluzione registrava un afflusso di circa 30.00 turisti all'anno. Situata al confine con Tunisia e Algeria, paga un prezzo altissimo per la sua posizione strategica e il turismo è il settore più penalizzato dall'instabilità politica.

I suoi circa 11.000 abitanti, che vivono dagli anni Ottanta in abitazioni moderne e confortevoli la cui costruzione ha salvaguardato con estrema cura la città vecchia, lamentano soprattutto il traffico clandestino di armi e di persone lungo i confini, resi permeabili dalla debolezza di polizia ed esercito nazionali.

La missione Ue intende aiutare le autorità di Ghadames ad organizzare un sistema integrato di gestione delle frontiere. Un seminario incentrato sull'analisi del rischio è stato seguito da 27 ufficiali, tra cui otto donne, di polizia e dogana e da guardie di frontiera.

Alla visita hanno partecipato anche gli ambasciatori olandese, maltese e portoghese incontrando membri della società civile, autorità locali, ufficiali della sicurezza, autorità aeroportuali e organizzazioni di donne. La missione ha un budget di 30 milioni di euro e risponde, con un mandato iniziale di due anni, ad un invito arrivato proprio dalla Libia.

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SDA-ATS