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Libia: Haftar accetta cessate fuoco, ma Sarraj punta su Sirte

Il generale Khalifa Haftar, ostile al governo di Sarraj. KEYSTONE/EPA/YANNIS KOLESIDIS sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 giugno 2020 - 20:06
(Keystone-ATS)

Accelera la guerra in Libia: il generale Khalifa Haftar ha accettato un piano per il cessate il fuoco proposto dal suo sponsor più vicino, il presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi.

Ma le forze fedeli al governo di Fayez al-Sarraj, forti delle vittorie militari degli ultimi giorni, ignorando l'offerta, hanno puntato invece dritte su Sirte, la città petrolifera strategica controllata dalle forze di Haftar, e alla base aerea di al-Jufra, a sud. Con le forze del generale della Cirenaica che, nonostante gli impegni presi nella capitale egiziana, avrebbero lanciato una controffensiva.

L'ipotesi di una svolta al Cairo è l'ultima di una serie, impressa allo stanco conflitto libico, che dura da 14 mesi, con la discesa in campo lo scorso autunno di Russia, Egitto ed Emirati Arabi a sostegno dell'"uomo forte di Bengasi" Haftar, e della Turchia con il Governo di unità nazionale (Gna) di Tripoli guidato da al-Sarraj. Un coinvolgimento crescente di potenze straniere che ha rovesciato le sorti militari a favore di Tripoli e delle sue milizie alleate, fermando di fatto l'offensiva di Haftar su Tripoli, lanciata nell'aprile 2019 e attestatasi poi alle porte della capitale in un'estenuante e statica guerra di posizione.

Con l'appoggio di droni e altre armi turche, le forze del Gna hanno riconquistato tutto l'ovest della Libia, fino al confine della Cirenaica, patria di Haftar. Solo da mercoledì, inoltre, le forze di Tripoli hanno annunciato di aver ripreso il controllo dell'aeroporto internazionale di Tripoli, che pure era chiuso dal 2014, e di Tarhouna, ultimo avamposto di Haftar nell'ovest, obbligando Haftar anche a un parziale riconoscimento dei rovesci militari con, oggi, il "riposizionamento a 60 km da Tripoli" dichiarato dal suo portavoce, Ahmad al-Mismari.

Le forze dello Gna hanno deciso di sfruttare questo slancio, annunciando la "Operazione percorsi di vittoria" e intimando a "anziani e notabili" di Sirte di "risparmiare alla città gli orrori della guerra". "L'aeronautica - ha dichiarato il portavoce del Gna, Mohamad Gnounou - ha lanciato cinque raid aerei alla periferia di Sirte, bersagliando i veicoli armati e i mercenari. E, secondo le prime notizie dei media libici, l'operazione aveva avuto successo. Almeno fino a quando il portavoce di Haftar, nella serata di sabato, ha annunciato un controffensiva e combattimenti in corso. "Alle nostre forze è stato ordinato di avanzare, attaccando sistematicamente tutte le posizioni dei ribelli", ha spiegato Gnounou su Facebook.

Dopo Sirte, città natale di Muammar Gheddafi a 450 km a est di Tripoli, conquistata dalle milizie di Haftar lo scorso gennaio quasi senza colpo ferire alla milizia di Misurata che l'occupava dopo avervi cacciato a caro prezzo i jihadisti dell'Isis nel 2016, si spalancherebbe per le forze di al-Sarraj l'accesso ai campi e ai terminali petroliferi. E alla Cirenaica, il cuore del potere del generale alleato di Mosca e del Cairo.

Quasi in contemporanea con i bellicosi proclami di Tripoli, il presidente egiziano al-Sisi, con accanto Haftar, annunciava al mondo in conferenza stampa la proposta di un cessate-il-fuoco in tutta la Libia, prontamente accettata dallo stesso Haftar. La Dichiarazione del Cairo riconosce "tutti gli sforzi internazionali per risolvere la crisi libica nel quadro politico" e stabilisce un cessate-il-fuoco a partire dalle ore 6 di lunedì 8 giugno, lo smantellamento delle milizie e la consegna delle loro armi all'Esercito nazionale libico e l'espulsione dei mercenari stranieri, sulla base di quanto stabilito dal vertice di Berlino di gennaio e dalla commissione militare congiunta del 5 + 5 sotto l'egida dell'Onu. Iniziativa potenzialmente risolutiva, ma fuori tempo massimo.

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