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Conflitto in Libia (archivio)

KEYSTONE/AP/MOHAMMED EL-SHEIKHY

(sda-ats)

Il generale Khalifa Haftar ha fatto annunciare informalmente che Bengasi, la seconda città della Libia, dopo tre anni di combattimenti è stata 'ripulita' ed ora nessun quartiere è più controllato da estremisti islamici.

Anche se manca un annuncio ufficiale e i suoi portavoce sono inclini a trionfalismi poi smentiti dai fatti, si profila un nuovo successo per l'uomo forte della Cirenaica che sta diventando sempre di più un punto di riferimento obbligato per chiunque voglia avere in Libia un interlocutore unico con cui affrontare la crisi migratoria che attanaglia l'Italia da sud.

"Il Comando generale dell'esercito nazionale libico ha annunciato oggi la ripulitura definitiva della città di Bengasi, nell'est della Libia, dai terroristi", ha scritto il sito dell'emittente Sky News Arabiya, in linea con un'altra emittente panaraba e filo-Haftar, Al Arabiya.

"L'esercito controlla la zona di Sabri, l'ultima roccaforte dei terroristi a Bengasi, in seguito a combattimenti accaniti", ha aggiunto Sky News riferendosi a un quartiere sul mare della città portuale. In serata però mancavano annunci diretti del portavoce di Haftar, il colonnello Ahmed Almesmari.

Per liberare Bengasi dai jihadisti, Haftar aveva lanciato l'"Amaliyet al Karama", l'Operazione Dignità, già nel maggio 2014. Nonostante molti annunci di imminente successo fatti già due anni fa, le sue milizie però avevano sempre dovuto scontrarsi con sacche di resistenza.

A restare asserragliati in interi quartieri sono stati jihadisti di vario tipo: dai dichiarati tagliagole dell'Isis alle meno connotabili "Soraya Difaa Benghazi" - le "Brigate di difesa di Bengasi" (Bdb) che hanno annunciato lo scioglimento il mese scorso - passando per la Shura dei rivoluzionari della città.

Il generale è uno protagonista della crisi libica e, sebbene parte della la comunità internazionale e l'Onu sostengano il governo di unità nazionale del premier Fayez Al Sarraj, si stanno intensificando le esortazioni a coinvolgerlo maggiormente in una soluzione dello stallo in corso.

Un coro motivato anche dai successi militari che il generale ha ottenuto di recente contro milizie rivali pure nel contro-sud del Paese. Il ministro italiano degli Esteri Angelino Alfano fin da gennaio ha ricordato che l'Italia è stata la prima a dire che "un ruolo ad Haftar occorre darlo".

Un concetto ribadito la settimana scorsa in un'intervista dal capo della diplomazia francese: il generale "è parte della soluzione", ha constatato Jean-Yves Le Drian.

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SDA-ATS