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"La presenza di Daesh in Libia si espande ogni giorno, e se aumenterà la pressione in Siria, cercherà di spostarsi lì. Perciò è necessario agire in fretta. L'Italia avrà un ruolo fondamentale, soprattutto per addestrare le forze locali".

Lo dice in un'intervista alla Stampa l'inviato speciale dell'Onu in Libia, Martin Kobler, sottolineando che nel mirino degli islamisti c'è il petrolio.

"Il compito delle prossime settimane è avere a bordo tutti quelli che si oppongono. Il Consiglio di Sicurezza ha riconosciuto il governo di unità nazionale come unica autorità legittima, ma ora bisogna allargare la sua base". "Ciò che unisce tutti in Libia, favorevoli o contrari all'accordo, è la paura del terrorismo, Daesh, al Qaeda, Ansar al Sharia. Perciò il mio approccio è stato: firmate ora l'intesa, formate un governo, e creiamo la struttura di sicurezza per combattere Daesh. Se si aspetta più a lungo, il pericolo è che l'Isis si espanda verso sud, collegandosi con Boko Haram, il Niger e il Chad, ma anche verso est e ovest, a Ras Lanuf, nelle installazioni petrolifere".

Le armi per combattere si ottengono "solo attraverso la risoluzione del Consiglio sicurezza e il governo di unità nazionale, che poi chiederà l'esenzione dall'embargo delle armi. Questa strada è senza alternative".

"La risoluzione rispetta la sovranità del Paese. Prima di parlare di intervento straniero bisogna discutere di come i libici si uniranno contro Daesh. Poi, in un secondo momento, il nuovo governo potrà considerare di chiedere aiuto". I raid aerei italiani, francesi, inglesi e Usa contro Daesh? "Questo dipenderà dal nuovo governo, ma bisogna evitare l'impressione che la risoluzione sia stata fatta per avere un esecutivo che chiede l'intervento militare straniero. Esiste anche un grave problema umanitario da affrontare, 2,4 milioni di persone dipendono dall'assistenza. Se non faremo funzionare i servizi basilari, come gli ospedali e le scuole, perderemo un'intera generazione a favore dei radicali".

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SDA-ATS