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Libia: Misurata è un inferno, strade piene di corpi

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2011 - 17:17
(Keystone-ATS)

Corpi abbandonati nelle strade e l'ospedale così pieno di feriti che alcuni devono essere curati dai medici all'esterno. È la situazione in cui si trova Misurata, l'unica città a ovest di Tripoli in cui ancora infuria la battaglia tra le forze pro-Gheddafi e i ribelli, secondo il racconto di un testimone giunto a Sfax, in Tunisia, su una nave con 71 feriti organizzata da Medici senza Frontiere.

"Dovete visitare Misurata per vedere il massacro compiuto da Gheddafi", dice Omar Boubaker, ingegnere di 40 anni ferito con un'arma da fuoco a una gamba. Ma le autorità impediscono ai giornalisti di lavorare in modo indipendente dalla città.

"Usano i carri armati contro i civili - racconta Abdullah Lacheeb, ferito gravemente all'addome - lui (Gheddafi) è preparato ad uccidere tutti, là". Ma le autorità negano che vi siano attacchi ai civili a Misurata, dicendo invece che combattono bande armate legate al Al Qaeda.

Fra i feriti, tutti con lesioni da armi da fuoco o fratture, vi è anche Wael Ali, 25 anni, che con il braccio rotto fa comunque il segno della vittoria. "Non abbiamo paura di morire per la libertà", dice. Ma, secondo Imed, Misurata non può più farcela da sola: "Chiediamo agli americani e agli europei di mettere forze sul terreno e aiutarci a mettere fine a questi crimini - dice -. Gheddafi è un folle".

Gli attacchi aerei occidentali contro le forze governative non sono riusciti finora a fermare le forze lealiste, che secondo i residenti hanno disposto cecchini sui tetti e sparano colpi di mortaio e artigliera contro le case.

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