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La Francia cede sul ruolo della Nato in Libia e si dice d'accordo ad un comando dell'Alleanza atlantica, "in sostegno delle forze della coalizione", che potrebbe però rientrare nel quadro di una struttura internazionalizzata a cui parteciperebbero anche altre nazioni che non sono parte dell'organismo atlantico.

"Siamo d'accordo" per un "comando della Nato in sostegno alle forze della coalizione presenti in Libia", ha detto all'ANSA il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, alla domanda su quale fosse il significato del comunicato appena diffuso dall'Eliseo, secondo cui il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente americano Barack Obama, al termine di un colloquio telefonico, si sono detti d'accordo sulle "modalità di utilizzo delle strutture di comando della Nato in sostegno della coalizione. Anche se non so se questo comando sia integrato...".

Anche downing Street, dopo una telefonanta tra il premier britannico David Cameron e Obama, ha indicato che i due leader concordano che la NATO debba avere "un ruolo chiave nella campagna militare in Libia.

Fino a pochi giorni fa, le autorità di Parigi si erano fortemente opposte a un ruolo della Nato nella vicenda libica. Questa mattina, Parigi aveva respinto le polemiche "artificiali" sul ruolo della Nato in Libia e continuato a mostrarsi ambigua sulla richiesta di diversi partner internazionali di trasferire la gestione delle operazioni a un comando unificato dell'Alleanza, proponendo un meccanismo "politico" al livello di ministri degli Esteri. Ma nel tardo pomeriggio, dopo un colloquio telefonico tra il presidente Barack Obama e i leader di Francia e Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy e David Cameron, la Casa Bianca ha annunciato un accordo per attribuire alla Nato un "ruolo chiave nell'attuazione della no-fly zone".

Spinta dalle pressioni internazionali, la Francia ha parzialmente riconosciuto in un primo tempo l'utilità di un sostegno della Nato in materia di pianificazione in Libia, ma ha continuato apporsi all'ipotesi di un comando integrato sotto un ombrello atlantico. Questo pomeriggio, il capo della diplomazia francese, Alain Juppè, ha proposto riunioni a scadenza regolare tra i ministri degli Esteri dei Paesi coinvolti nell'intervento in Libia e della Lega Araba, che fungano da "meccanismo di pilotaggio politico" delle azioni, ribadendo tuttavia che "non si tratta di un'operazione della Nato". "Dovremmo riunirci - ha spiegato Juppè davanti all'Assemblea nazionale - nei prossimi giorni a Bruxelles, Londra o Parigi, e ripetere regolarmente questo genere di riunioni, per evidenziare bene che la guida politica esiste". L'intervento in Libia, ha poi precisato Juppè, "è condotto da una coalizione", che "deve potersi avvalere dei mezzi militari e di pianificazione d'intervento dell'Alleanza" atlantica, ma non è sotto il suo comando.

Intanto - riferisce on line il settimanale tedesco Spiegel - la Germania si ritira dalle operazioni della NATO nel Mediterraneo. Un portavoce del ministro della Difesa ha infatti annunciato che le due fregate e le navi, con 550 soldati, verranno riportate al comando tedesco. I 60-70 soldati tedeschi, che finora si trovavano in una missione di sorveglianza aerea della NATO nel Mediterraneo, verranno ritirati. La Germania si era astenuta, nella sede del Consiglio della Sicurezza dell'ONU, di fronte alla risoluzione sulla No fly zone. La cancelliera Angela Merkel, ieri, aveva ribadito che la Germania, contraria al conflitto, spinge invece per "sanzioni più rigide nei confronti la Libia".

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SDA-ATS