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Contro il "dimissionato" ministro dell'Interno libico Omar Al-Sinki, da mesi in rotta con l'esecutivo e aperto critico del generale Khalifa Haftar, è stato emesso un mandato di arresto.

L'emissione è stata resa nota dal direttore della sicurezza di Bengasi, il colonnello Mustafa Mohamed el-Raqiq, in dichiarazioni a un media libico cui ha ricordato che il consiglio dei ministri del governo di Tobruk aveva pubblicato la decisione di sospendere Al-Sinki ma il ministro continua ad esercitare le proprie funzioni.

Circa l'accusa, il colonnello ha detto fra l'altro che "l'ex-ministro" sta "lavorando per dividere la polizia e creare una polemica in questo momento critico".

Il braccio di ferro per le sue dimissioni riemerge periodicamente su media libici e si sta protraendo ormai da febbraio con richieste o annunci di licenziamento, opposizioni di suoi vice e di un commissione d'inchiesta. Al Sinki si era fatto notare per un esortazione alla pace con Tripoli e in particolare con le milizie che, basate nella sua città natale, Misurata, appoggiano l'autoproclamato esecutivo rivale. Ma soprattutto, in un'intervista al quotidiano Le Monde in occasione di una sua visita a Parigi, aveva attaccato Haftar, il comandante generale delle forze di Tobruk, dandogli del "dittatore" secondo una sintesi dell'intervista. Il generale aveva già dimostrato il proprio potere quando in marzo era stato licenziato un portavoce governativo, Mohamed Bazaza (figlio di un alto funzionario dei Servizi assassinato nel dicembre 2013), distintosi per commenti negativi sul crescente potere dei militari a Tobruk.

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SDA-ATS