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Il Parlamento non sembra pronto ad affrontare concretamente la questione dei lobbisti che presenziano ai lavori delle Camere. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) - prendendo atto della chiara opposizione della sua omologa degli Stati - ha deciso con 10 voti contro 9 e un'astensione di proporre alla Camera dei cantoni di non dare seguito all'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Andrea Caroni (PLR/ AR) "Regole del gioco chiare e trasparenza per la rappresentanza di interessi a Palazzo federale".

Caroni chiedeva di sostituire l'attuale sistema della distribuzione delle carte d'accesso da parte dei parlamentari (due per un eletto) con un nuovo regime di accreditamento, simile a quello dei giornalisti. In questo modo, i lobbisti sarebbero costretti a indicare i loro mandanti e i loro datori di lavoro, nonché a seguire determinate regole di condotta.

Un anno fa la CIP-N aveva accolto favorevolmente questa richiesta, "trovando fastidioso il fatto che l'attuale sistema consenta ai deputati di aprire le porte del Parlamento ai lobbisti".

Ma la doccia fredda del rifiuto da parte della sua omologa degli stati (8 voti contro 3), che teme un notevole dispendio amministrativo, l'ha spinta a gettare la spugna.

Per la stessa ragione, con 13 voti contro 7, ha rinunciato a esigere che nell'elenco delle relazioni d'interesse dei parlamentari venga precisato se le attività sono svolte contro remunerazione oppure gratuitamente, come sollecitato dall'iniziativa parlamentare di Isabelle Moret (PLR/VD).

SDA-ATS