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L'immagine mostra dei poliziotti nella zona in cui è avvenuto il fatto a Malters (foto d'archivio).

KEYSTONE/ALEXANDRA WEY

(sda-ats)

I vertici della polizia cantonale lucernese dovranno rispondere in tribunale di omicidio colposo per il caso della donna di Malters che il 9 marzo 2016 si era suicidata in casa.

La donna si era asserragliata per impedire agli agenti di trovare la piantagione di cannabis del figlio.

Il procuratore straordinario argoviese Christoph Rüedi ha rinviato a giudizio il comandante Adi Achermann e il capo della polizia giudiziaria Daniel Bussmann. I due sono accusati per aver deciso di entrare di forza nell'abitazione della donna senza aver prima studiato altre soluzioni, indica oggi in una nota il Ministero pubblico lucernese. A suo avviso ci sono elementi indicanti che l'intervento non sarebbe dovuto avvenire in tal modo e che è stato sproporzionato.

I fatti risalgono all'8 e 9 marzo 2016. Una 65enne di nazionalità svizzera si era barricata in casa a Malters, una decina di chilometri a ovest di Lucerna, per resistere a una operazione di polizia e impedire agli agenti di scoprire la piantagione di cannabis del figlio. La donna aveva minacciato gli agenti con una pistola e aveva anche sparato due colpi. Dopo un assedio durato 17 ore, gli uomini dell'unità speciale "Luchs" (Lince) delle forze dell'ordine avevano potuto penetrare nell'abitazione e vi avevano trovato il corpo esanime della pensionata.

Il figlio - arrestato in precedenza e posto in detenzione preventiva in relazione a diverse piantagioni indoor nei cantoni di Zurigo, Lucerna e Argovia - ha presentato una denuncia penale per omicidio colposo e abuso di autorità.

Il comandante Achermann non era presente a Malters al momento delle operazioni. Secondo informazioni di stampa lui e Bussmann avrebbero ignorato il parere di uno psicologo presente sul posto che sconsigliava un attacco in relazione al possibile suicidio della donna.

Il probabile rinvio a giudizio di Achermann e Bussmann era già stato anticipato lo scorso novembre dal consigliere di Stato Paul Winiker, responsabile della Giustizia.

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SDA-ATS