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Lula entra nel governo Rousseff e ottiene il superministero della Casa civil, da dove potrà coordinare l'attività dell'esecutivo.

Nonostante l'affetto personale che lega i due, quello tra l'ex presidente Lula e la presidente Dilma appare come un matrimonio di convenienza, combinato dal Partito dei lavoratori, dal quale entrambi sperano di ottenere dei vantaggi.

Lula si mette al riparo dai giudici della Mani Pulite brasiliana, che hanno chiesto il suo arresto preventivo. In cambio offre il suo carisma e la sua riconosciuta abilità di mediatore per tentare di stoppare in parlamento la richiesta di impeachment che toglie il sonno a Dilma. Il Pt non dispone infatti dei voti necessari per bloccare l'impeachment, se e quando sarà discusso alla Camera. Per questo Lula dovrà tentare di ricompattare i riottosi alleati di governo per tenere in vita il Dilma 2 fino alla scadenza naturale del 2018, quando il 'grande vecchio' della sinistra brasiliana tenterà di ottenere dalle urne un terzo mandato.

Lula, che ha chiesto e ottenuto la massima autonomia operativa, non avrà tuttavia un compito facile. Le condizioni del Paese sono molto cambiate da quando, alla fine del 2010, ha lasciato la barra del comando nelle mani di Dilma: la crisi economica ha trascinato il Paese nella peggiore recessione da tre decenni, l'inflazione è ormai in doppia cifra, i prezzi aumentano e la fiducia dei cittadini è al minimo.

Le opposizioni domenica scorsa hanno portato in piazza oltre due milioni di persone per protestare contro l'inerzia del governo e la corruzione dei partiti. Mentre il pool di magistrati che ha scoperchiato la tangentopoli finanziata coi fondi neri della compagnia petrolifera pubblica Petrobras sta riempiendo le carceri di politici di tutto l'arco costituzionale, paralizzando di fatto l'attività parlamentare.

Qualcuno degli arrestati ha cominciato a collaborare in cambio della scarcerazione, come il senatore Delcidio Amaral, già sospeso dal Pt, che proprio ieri ha tirato in ballo Dilma, Lula ma anche il capo dell'opposizione, quell'Aecio Neves che, sconfitto da Dilma alle presidenziali del 2014, ha chiesto l'impeachment per la presidente e si è trasformato nel principale sostenitore delle inchieste anti-corruzione del giudice Sergio Moro, uomo simbolo del pool di Curitiba.

Fonti del Pt hanno lasciato trapelare che Lula ha già in mente un pacchetto di misure di stimolo per tentare di rimettere in moto l'economia e far uscire il Paese dalle sabbie mobili della recessione. Una indiscrezione accolta negativamente dai mercati: borsa e valuta locale hanno fatto segnare ribassi. Le opposizioni intanto ironizzano, prevedendo per Dilma un ruolo simile a quello della regina d'Inghilterra, sicuri che Lula le lascerà ben pochi spazi di manovra.

Comunque la si veda, si tratta di una riuscita operazione di rilancio per l'ex presidente-operaio, che una settimana fa ha sentito il tintinnio delle manette agitate dai magistrati, che lo accusano di riciclaggio per l'acquisto di un attico di lusso, del quale egli però nega di essere il proprietario. Dopo il giuramento di martedì prossimo, Lula sarà blindato e potrà essere indagato solo dai giudici del Supremo tribunale federale, di nomina politica e quindi scelti quasi tutti da egli stesso o da Dilma.

Sistemata la questione giudiziaria, Lula vuole ora dai militanti del suo partito una legittimazione popolare. Per questo ha fatto convocare dal Pt una grande manifestazione in tutto il Paese per venerdì prossimo, in risposta a quella di domenica scorsa delle opposizioni. Dal numero delle persone che scenderanno in strada si valuterà anche la tenuta del nuovo esecutivo Dilma-Lula.

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SDA-ATS