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Cade ma non si spezza. E si ripresenterà alle prossime elezioni, con l'obiettivo di succedere a se stesso, nonostante il rischio di portare il paese nell'incertezza politica come quella vissuta in questi anni dai vicini Belgio e Olanda. Dopo 18 anni ininterrotti alla testa del paese, non è certo un dibattito parlamentare fiume in cui è stato messo in croce su una storia di 007 a far gettare la spugna a Jean-Claude Juncker, per la prima volta nelle vesti di premier dimissionario in affari correnti del Lussemburgo.

Andato dal Granduca Henri ad annunciare la fine della coalizione di governo e a chiedergli elezioni anticipate, questo, dopo un'ora di colloquio, ha preferito prendere una pausa di "riflessione" per condurre una "serie di consultazioni". Dopo il consiglio dei ministri la linea emersa infatti, è che il governo continuerà a restare in piedi pur se per gli affari correnti, portando avanti le leggi già in cantiere, mentre le camere saranno sciolte l'8 ottobre, con l'obiettivo di tenere consultazioni elettorali anticipate il 20.

Insomma, 'business as usual', è il messaggio che ha voluto far passare Juncker. Perché sebbene sia visibilmente stanco, il vecchio lupo cristianodemocratico, 58 anni, non ha nessuna intenzione di lasciare, o almeno non prima del responso delle urne. Ancora alcuni giorni fa, un sondaggio lo dava come il politico più popolare tra i lussemburghesi, con il 40% delle preferenze di cui molte di giovani.

"Mi sono trovato spesso in situazioni delicate su cui ho dovuto riferire al Granduca, e questa non è certo la più delicata", ha lanciato Juncker, che ha confessato davanti a microfoni e telecamere con tono tutt'altro che rassegnato di avere "molta" voglia di correre alla testa del suo partito alle nuove elezioni.

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SDA-ATS