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Circa 2000 i migranti sono riusciti a sfondare la frontiera tra Macedonia e Grecia. La polizia ha usato granate assordanti per cercare di bloccare il flusso di persone ma la maggior parte di loro si è diretta verso la stazione ferrovia di Gevgelia.

Ce l'hanno fatta a sfondare la frontiera chiusa dal filo spinato dopo un'altra notte all'addiaccio, questa volta sotto una pioggia gelida in mezzo al fango senza nessun riparo. Una marea umana di 2000 migranti, soprattutto profughi siriani, si è riversata a Gevgelije, verso il treno che li porterà in Serbia e da lì in Ungheria, la porta dell'Ue.

Da due giorni erano bloccati nella terra di nessuno tra Grecia e Macedonia: Skopje, si difende e accusa l'Ue, è stata lasciata sola, e di fronte a numeri sempre maggiori ha deciso di chiudere il passaggio.

Approfittando del via libera dato a un piccolo gruppo di donne e bambini, molti dei quali nel caos di questi giorni hanno perso i genitori, la massa dei profughi ha cominciato a spingere riuscendo a irrompere sul territorio macedone.

"Questi uomini sono senza cuore, a loro non importa della nostra tragedia", ha raccontato all'Ap Yousef, un siriano, mostrando una bimba piccola ai poliziotti macedoni impassibili.

L'uso della forza, ha spiegato a sua volta uno di loro, è dovuto alle istruzioni ricevute dal governo, e "fino a nuovo ordine, la situazione resterà così". Vano finora l'appello di Human Rights Watch, che ha chiesto alle forze dell'ordine di non fare uso della violenza.

I migranti che entrano dalla Grecia sono passati da 500 a 3000 al giorno, si è difeso il ministro degli esteri Nikola Popovski, e, ha accusato, "l'assistenza che riceviamo dalla comunità internazionale è simbolica, il peso principale è a carico delle istituzioni macedoni".

In effetti Bruxelles al momento ha dato aiuti per appena 90'000 euro a Skopje, anche se si è detta pronta a fare di più ricordando che a settembre partirà un nuovo programma da 8 milioni di euro in collaborazione con gli altri paesi dei Balcani occidentali e la Turchia. Popovski, però, ha rivolto una richiesta di maggiore sostegno e partecipazione della Commissione Ue per risolvere l'emergenza. Bruxelles, ma senza entrare nei dettagli, anche oggi si è detta "pronta a contribuire con ulteriore assistenza".

Nelle ultime 24 ore in Macedonia, prima dell'irruzione della marea di 2000 persone, erano entrati, ha detto all'Ansa il portavoce della polizia macedone Ivo Kotevscki, "826 profughi, di cui 163 minori" tra cui "25 ragazzi senza genitori". "Com'è possibile - accusa - che siano arrivati da soli fino a qui, perché le autorità greche non li hanno fermati?".

Sono moltissime le testimonianze dei disperati che arrivano nel paesino di confine macedone dalla Siria, ma anche dall'Iraq o dall'Iran, in cerca di una via d'uscita da una casa dove non possono più tornare.

"Quello che ci stanno facendo oggi non va bene", spiega al sito Faktor Mahmoud, fuggito da Idlib nel nord della Siria. "Gli altri paesi non ci hanno impedito di passare. Perché ignorare i bambini, le donne incinte, i feriti? Dov'è l'umanità?", continua facendo appello all'Europa perché si mostri solidale, "aprite le strade. Questa è la mia terra come anche la vostra. Sono un uomo come tutti gli altri. Non so dove sto andando, voglio giungere dove c'è umanità".

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SDA-ATS