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Macron tira dritto sulle pensioni, la piazza non molla

I manifestanti a Parigi KEYSTONE/AP/BC sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 gennaio 2020 - 21:45
(Keystone-ATS)

Al 51esimo giorno, il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto la sua riforma delle pensioni, contestata da una maggioranza di francesi e ottenuta nonostante una serie di scioperi e manifestazioni senza precedenti nel Paese.

La mobilitazione, meno massiccia, non ha perso in determinazione. Il presidente, accusato di imporre "una riforma ingiusta", contrattacca: "Non siamo in una dittatura".

Ad aumentare la rabbia dei sindacati che si oppongono ancora al nuovo regime "universale" e "a punti" per le pensioni - in prima linea la Cgt - è stata la formulazione definitiva della legge, approvata oggi dal Consiglio dei ministri: nel testo figura chiaramente la cosiddetta "età d'equilibrio", uno dei provvedimenti più controversi, che il governo aveva comunque annunciato di rinunciare ad applicare dal 2022.

"È una riforma ingiusta, ancora peggio di quanto immaginassimo, non c'è nessun motivo per mollare fino al suo completo ritiro", ha commentato, guidando il corteo da place de la République a place de la Concorde, il segretario della Cgt, Philippe Martinez.

Come ormai tradizione, è arrivato poi il balletto delle cifre sulla partecipazione, con i sindacati a gridare vittoria per gli "oltre" 1,3 milioni di persone in più di 200 cortei in tutto il Paese. E il ministero dell'Interno a quantificare i partecipanti in 249.000, di cui 31.000 a Parigi, un numero in risalita rispetto ai minimi delle ultime manifestazioni ma nettamente inferiore alle mobilitazioni di dicembre.

Se gli scioperi dei trasporti sono quasi scomparsi, aumentano le operazioni a sorpresa in altri settori: spettacolo, energia elettrica, inceneritori e soprattutto avvocati, presenti oggi nelle prime file del corteo parigino ma soprattutto in quello di Strasburgo, dove 300 di loro hanno intonato addirittura 'Bella ciao'.

Nonostante 2 francesi su 3 pensino che il presidente debba tener conto dell'opposizione di gran parte del Paese alla riforma, il ruolino di marcia è stato rispettato dal governo. Di ritorno dalla visita in Israele, parlando in aereo con i giornalisti, Macron ha reagito alle accuse di aver creato una sorta di "dittatura": "Andate a provarle le dittature e vedrete!". "Dittatura - ha insistito - è un regime in cui i leader non cambiano, mai. La dittatura giustifica l'odio, la dittatura giustifica la violenza per uscirne, ma in democrazia c'è un principio fondamentale: il rispetto altrui, il divieto della violenza e la lotta all'odio".

Il progetto di legge, diviso in due parti, una "organica" e una "ordinaria", miranti a porre fine ai 42 "regimi speciali" di diverse categorie di lavoratori, comincia adesso il suo iter istituzionale. Che vedrà il testo approdare il 17 febbraio davanti ai deputati dell'Assemblea Nazionale per una prima votazione ad inizio marzo.

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