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WASHINGTON - Settecentottanta milioni di litri di petrolio sono una quantità difficile da immaginare. Corrispondono a quasi 5 milioni di barili. Sono esattamente queste le cifre che definiscono la marea nera del Golfo del Messico. Numeri confermati ora ufficialmente sia dalle autorità americane che dalla BP.
L'unità di crisi della Casa Bianca e i tecnici della BP, insieme al team di scienziati ed ingegneri che da mesi lavorano sull'emergenza, ha reso noto ufficialmente il bilancio definitivo dell'emergenza ambientale più grave di sempre, almeno per quanto riguarda le fughe di petrolio.
Alla vigilia della complessa e difficile operazione "Static Kill", che dovrebbe chiudere una volta per tutte il pozzo Macondo, è fuoriuscita nel Golfo del Messico una quantità pari a 53'000 barili di petrolio al giorno. Sgorgando dal fondo del mare ad una profondità di 1500 metri, quella fuga di petrolio è continuata inesorabile dal 22 aprile (giorno in cui la Deepwater Horizon è affondata) fino al 15 luglio.
Quel giorno i tecnici della BP sono riusciti, dopo tre tentativi falliti, a mettere un "tappo" così forte da riuscire a contenere il greggio. Un tappo alto 16 metri e pesante 80 tonnellate. Da allora il petrolio ha smesso di uscire. Ma per i precedenti 85 giorni aveva rovesciato in mare dai 50'000 ai 60'000 barili di petrolio al giorno. Che hanno avvelenato acque e terre, paludi e spiagge, animali e uomini, obbligando le autorità a vietare la pesca e le attività turisti.
Inizialmente BP parlò di perdite contenute tra i 1000 e i 5000 barili. Oggi, a tre mesi di distanza, ecco le cifre ufficiali. Sono dieci volte superiori. "Si tratta della più grave fuga di petrolio conosciuta dall'uomo - ha commentato Ian R. MacDonald, professore di Oceanografia presso la Florida State University -. Temo che nell'ecosistema continueremo a pagare le conseguenze di questo disastro per il resto della nostra vita".
Di quel petrolio sono stati recuperati circa 800'000 barili, pari a 127 milioni di litri. Il resto o è stato disperso dall'impiego di oltre 7 milioni di litri di solventi, oppure è finito assorbito nell'ecosistema.
Con l'operazione "Static Kill", cominciata oggi, BP e autorità statunitensi contano però di voltare definitivamente pagina, almeno per quanto riguarda il pozzo Macondo. I test di pressione condotti in giornata hanno dato esito positivo ed inseguito è cominciato l'intervento vero e proprio. Che consiste nella chiusura definitiva del pozzo cementandolo dall'interno: senza rimuovere il tappo, i tecnici calano fango e cemento da una delle imbarcazioni che si trovano in superficie. Si tratta di una tecnica abituale per il settore petrolifero, ma mai sperimentata a queste profondità. L'operazione richiede un minimo di 24 ore per essere portata a compimento. Solo allora, quando il pozzo sarà "tappato" dall'interno, si potrà dire che la fuga di petrolio più grave di sempre ha smesso di far paura.

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SDA-ATS