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Matrimonio per tutti: ampia maggioranza degli Svizzeri favorevole

Il sostegno al "Matrimonio civile per tutti" aumenta in Svizzera KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2020 - 14:18
(Keystone-ATS)

Il sostegno al "Matrimonio civile per tutti" aumenta. Stando a un sondaggio pubblicato oggi l'82% degli Svizzeri è favorevole al progetto nato da un'iniziativa parlamentare, che sarà trattato giovedì dalla competente commissione degli Stati.

Secondo l'indagine, realizzata da Gfs.Zürich, su mandato dell'organizzazione Pink Cross, l'adesione al "Matrimonio per tutti" varia solo leggermente a seconda dei generi, dell'età e della ripartizione geografica degli intervistati.

Il sondaggio mostra pure un aumento al 72% dei favorevoli all'adozione per le coppie omosessuali, contro il 67% l'anno scorso. Il sostegno alla procreazione medicalmente assistita per le coppie lesbiche è pure netto, con il 70% di "sì".

"Il segnale è chiaro: dopo che il Parlamento ha rinviato l'oggetto per oltre sette anni, è ora giunto il momento di introdurre il matrimonio per tutti a livello legislativo", indica Salome Zimmermann, presidente del comitato nazionale in favore del progetto.

Variazioni secondo sensibilità politica

Il sondaggio mostra tuttavia delle differenze a seconda della sensibilità politica degli interrogati. A sinistra il sostegno è più forte, con il 95% di pareri positivi tra i simpatizzanti del PS. Ma anche tra le file degli elettori UDC si appoggia il progetto con il 65%. Questa adesione non rispecchia la decisione dei consiglieri nazionali democentristi, che avevano votato contro il testo nel giugno scorso.

L'iniziativa parlamentare "Matrimonio civile per tutti", depositata dai Verdi liberali nel 2013, mira a concedere agli omosessuali gli stessi diritti matrimoniali, di adozione e di procreazione medicalmente assistita per le donne. Il testo ha superato il primo scoglio parlamentare nel giugno scorso con il "sì" del Nazionale (132 voti contro 52 e 13 astenuti). Il testo passa ora alla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati, che se ne occuperà per la prima volta giovedì.

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