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Maurer: profughi, esercito a confine Sud non necessario

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2011 - 12:43
(Keystone-ATS)

Il ministro della difesa Ueli Maurer non ritiene attualmente necessario inviare l'esercito al confine meridionale della Svizzera in vista della temuta ondata di profughi provenienti dal Nordafrica. Il governo ne discuterà mercoledì prossimo, ha indicato il consigliere federale in una intervista al "SonntagsBlick".

Maurer si pone così in contrasto con il suo partito, l'UDC. A suo avviso non c'è attualmente un afflusso di profughi. Già oggi l'esercito aiuta il Corpo delle guardie di confine: "Facciamo volare i droni e gli elicotteri con videocamere a infrarossi".

"Questi interventi potrebbero essere rafforzati", aggiunge il ministro, rilevando tuttavia che per farlo si dovrebbero aumentare gli effettivi. Al momento, precisa, sono a disposizione solo poche centinaia di persone. Se il Consiglio federale decidesse un servizio di assistenza, sostiene, alcuni soldati dovrebbero assolvere due corsi di ripetizione all'anno. "Non credo che qualcuno lo voglia, in particolare nell'economia. E la situazione dovrebbe essere più grave".

Secondo Maurer, contrariamente a quanto avvenuto al momento dell'afflusso di profughi dalla ex Jugoslavia negli anni Novanta, l'esercito non può più mettere a disposizione suoi alloggiamenti. Nel frattempo sono stati dimezzati sia il bilancio sia il numero dei soldati sia gli accantonamenti: molti sono stati venduti o non c'è più manutenzione, non sono nella condizione adatta per ospitare qualcuno.

"Non siamo più preparati a simili situazioni", "non si può affamare l'esercito per anni e poi aspettarsi che possa reagire", conclude il ministro, per il quale, inoltre, "l'asilo non è un compito dell'esercito". A suo avviso, peraltro, "chi cerca un lavoro non ha diritto all'asilo" e "nelle prime ondate migratorie ci sono di regola anche molti criminali".

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