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Il sistema di carriera nel corpo diplomatico della Confederazione dovrebbe essere ristudiato. L'idea emerge da un rapporto stilato e reso pubblico oggi dalla Commissione della gestione del Consiglio degli Stati.

La carriera dei diplomatici è caratterizzata attualmente da una evoluzione professionale fortemente predefinita. Lo studio ritiene che il Consiglio federale debba verificare la pertinenza di questo metodo.

La valutazione del Controllo parlamentare dell'amministrazione, realizzata su mandato della Commissione, ha messo in luce i limiti del meccanismo di promozione praticamente automatica in vigore al momento. Gli ostacoli sono rappresentati dal numero ristretto di posti ai piani alti della gerarchia e dalla riduzione delle risorse.

Inoltre, un quinto degli impieghi destinati alla difesa degli interessi della Svizzera sono occupati da persone che non fanno parte del servizio diplomatico.

Secondo il rapporto, il Consiglio federale dovrebbe assicurare che la procedura e le decisioni di promozione siano più trasparenti. Viene anche criticato il fatto che queste siano attribuite generalmente per anzianità, senza una vera e propria selezione.

Gli stipendi dei diplomatici sono un'altra questione considerata da migliorare. I collaboratori che lavorano in Svizzera sono infatti sfavoriti rispetto ai loro colleghi risiedenti all'estero, i quali beneficiano di indennità supplementari. Nel 2009, esse rappresentavano una media fra il 22% e il 30% del salario totale, ricorda la Commissione, che invita il governo a fornirle ragguagli più precisi su queste remunerazioni.

"Consideriamo che bisogna non solamente domandarsi se queste indennità siano adeguate, ma anche se esse rispettano il principio di uguaglianza di trattamento dei dipendenti dell'amministrazione federale", scrive la Commissione.

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SDA-ATS