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Medio Oriente: Quartetto, riunione a Washington ma nessun progresso

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 luglio 2011 - 14:48
(Keystone-ATS)

I rappresentanti del Quartetto per il Medio Oriente (USA, UE, Russia e ONU) hanno terminato a tarda notte una riunione a Washington molto riservata, che non ha fatto segnare alcun avanzamento sulla via di una potenziale ripresa di negoziati israelo-palestinesi.

Alla riunione, una cena di lavoro offerta da Hillary Clinton, hanno partecipato, oltre alla segretaria di Stato americana, la responsabile della politica estera dell'Unione europea Catherine Ashton, il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e l'inviato speciale del Quartetto, l'ex primo ministro britannico Tony Blair. La riunione si è conclusa senza alcuna dichiarazione ufficiale.

L'obiettivo del Quartetto è quello di far riprendere le trattative tra israeliani e palestinesi, e delineare le condizioni complessive per uno scenario di pace in Medio Oriente. In particolare, l'attuale fase di consultazioni è volta a evitare una possibile resa dei conti a settembre all'Onu, quando i palestinesi potrebbero chiedere un più ampio riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese.

"Vi sono ancora molte differenze che rallentano l'attuale processo - hanno riferito fonti della Casa Bianca -. Realisticamente, c'è ancora molto lavoro da fare. Diciamo che c'è un tempo ed un luogo per le dichiarazioni pubbliche, e un tempo e un luogo per la diplomazia privata. In questa fase è necessario fare di più in privato, in modo discreto, con tutte le parti, per vedere se sia possibile ricucire le distanze".

Il Quartetto sente il bisogno di "rivolgere un appello alle parti per superare gli attuali ostacoli e trovare la via per riprendere negoziati diretti senza ritardi o precondizioni".

Tra i temi in discussione oggetto del confronto, i confini, la sicurezza e il futuro di Gerusalemme e degli insediamenti ebraici nei territori occupati da Israele nella guerra del 1967 nonché il destino dei rifugiati palestinesi.

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