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Amnesty International sollecita nuovamente i governi europei a fare di più per garantire percorsi legali e sicuri verso l'Unione europea (Ue) a coloro che necessitano di protezione, evitando così che in migliaia rischino di perdere la vita in mare.

"Migliaia di persone cercano di attraversare il Mediterraneo centrale praticamente ogni settimana per cercare salvezza e una vita migliore in Europa. Questi incidenti mortali in mare sono destinati a rimanere una tragica realtà se i governo europei non porranno in essere percorsi legali e sicuri per coloro che hanno bisogno di protezione, riducendo in questo modo il numero delle persone che intraprendono viaggi pericolosi via mare", afferma Denis Krivosheev, vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty.

L'organizzazione umanitaria sottolinea che quello del 5 agosto è il primo naufragio mortale di grandi dimensioni da quando, ad aprile, l'Ue ha deciso di rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Operazioni che avevano favorito una significativa diminuzione del numero, senza precedenti, di morti in mare registrato nei primi mesi dell'anno.

Amnesty continua a sollecitare un maggiore impegno per reinsediare i rifugiati, favorire un più ampio ingresso in Europa attraverso i visti umanitari e le riunificazioni familiari e porre fine alle restrizioni alla libertà di movimento per i richiedenti asilo le cui domande sono state accolte.

"Intanto, fino a quando migranti e rifugiati avranno a disposizione solo traversate pericolose per raggiungere l'Europa, è indispensabile che ai soccorsi in mare sia data la massima priorità. Le operazioni umanitarie lanciate dai governi europei dopo i naufragi di aprile devono proseguire in modo efficace e con risorse adeguate", conclude Krivosheev.

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SDA-ATS