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Non si fermano i viaggi della speranza e neppure le stragi nel mar Mediterraneo. Sono oltre 2000 i migranti soccorsi soltanto oggi nel Canale di Sicilia, compresi quelli che erano su un barcone nella cui stiva sono stati trovati 50 cadaveri.

Persone uccise dalla mancanza d'aria, per la lucida follia di trafficanti di uomini che li stipano in luoghi chiusi dove non si può respirare o al massimo inalare monossido di carbonio emesso dai motori del natante. E chi si ribella rischia di essere picchiato selvaggiamente o buttato in mare. O che non superano la durezza della traversata come accaduto, probabilmente, alle tre donne i cui corpi erano su un gommone soccorso dalla guardia costiera.

La tragica scoperta è stata fatta dall'equipaggio dell'unità svedese Poseidon, inquadrata nel dispositivo Frontex: a bordo aveva appena fatto salire 130 migranti che erano su un gommone, quando è stata dirottata dal Centro nazionale soccorsi della Guardia Costiera italiana in aiuto di un barcone. Ha salvato 439 extracomunitari, ma alcuni marinai, saliti a bordo dell'imbarcazione su indicazione dei migranti, hanno aperto la stiva ed hanno scoperto 50 cadaveri. Potrebbero essere morti per avere respirato gas emesso dai motori del barcone.

Identica fine stavano per fare circa 200 dei 350 migranti sbarcati a Pozzallo che hanno ricostruito alla polizia di Stato di Ragusa i momenti di tensione su un barcone soccorso nel Canale di Sicilia. "Ci hanno chiusi nella stiva - hanno detto - e quando abbiamo capito che potevamo morire soffocati abbiamo sfondato la botola per potere prendere aria e respirare...". La loro rabbia gli ha salvato la vita.

La stessa cosa accaduta a alcune decine di bambini dei 218 migranti che arrivati stamattina a Catania sulla nave militare croata Andrija Mohorovicic, impegnata nel dispositivo Frontex: secondo quanto hanno raccontato a operatori di Save the children avrebbero pagato per uscire dalla stiva e potere respirare. A bordo anche la salma di un ventenne sudanese morto per cause naturali.

Salgano intanto a 45 i corpi recuperati dalla marina militare italiana nei fondali al largo della Libia dei migranti che erano a bordo del peschereccio che il 18 aprile scorso ha fatto naufragio, provocando oltre 700 morti. Le salme sono state tumulate oggi nel cimitero di Catania.

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SDA-ATS