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I produttori di mele continuano a utilizzare cocktail di pesticidi in numerosi paesi europei, Svizzera compresa. Lo afferma un rapporto di Greenpeace, pubblicato oggi.

Nel rapporto - dal titolo "Il gusto amaro della produzione intensiva di mele" - vengono presentati 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti durante i mesi di marzo e aprile 2015 in meleti a gestione convenzionale e analizzati per verificare la presenza di residui di pesticidi. I 12 Paesi interessati dall'indagine sono Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna, Svizzera e Ungheria.

I campioni rappresentano una "fotografia" della situazione all'inizio del periodo della fioritura. Su 85 campioni, sono stati rilevati 53 pesticidi differenti. Il 78% dei campioni di suolo e il 72% dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida.

Il pesticida riscontrato con maggior frequenza nel suolo e nelle acque è il fungicida boscalid (presente nel 38% dei campioni di suolo e nel 40% dei campioni di acqua). Sette dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell'Ue, ma possono essere utilizzati solo via eccezionali deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni precedenti, mentre in un caso potrebbe trattarsi di un fenomeno di degradazione. Altri otto dei 38 antiparassitari riscontrati sono altamente tossici per le api.

Confrontando i risultati in base al Paese di provenienza dei campioni, il più alto numero di pesticidi nel suolo è stato riscontrato in Italia (18 pesticidi in totale su tre campioni raccolti), seguita dal Belgio (15 pesticidi su tre campioni) e dalla Francia (13 pesticidi su sei campioni). Per quanto riguarda l'acqua, i valori maggiori sono stati registrati in Polonia (13 pesticidi su tre campioni), Slovacchia (12 pesticidi su tre campioni) e, di nuovo, Italia (10 pesticidi su due campioni).

Il rapporto di Greenpeace evidenzia che una produzione di mele sostenibile, senza contaminazione del suolo e delle acque, è fattibile, e vengono presentate una serie di soluzioni sostenibili già adottate nella produzione di mele per ridurre l'utilizzo di pesticidi chimici.

Greenpeace chiede ai Paesi dell'Ue l'eliminazione graduale dell'uso dei pesticidi chimici di sintesi in agricoltura, a partire da quelli che hanno effetti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione, che interferiscono con il sistema ormonale o che hanno proprietà neurotossiche. Chiede anche di indirizzare i sussidi a sostegno di pratiche ecologiche, tutelando così la salute degli agricoltori, delle acque e del suolo.

Esistono già soluzioni ecologiche adottate da migliaia di agricoltori in tutta Europa. Per lo sviluppo di queste buone pratiche, è necessario che anche la grande distribuzione faccia la sua parte incentivando il passaggio a pratiche sostenibili.

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SDA-ATS