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Il progetto di apertura totale del mercato del latte fra Svizzera e Unione europea (Ue) vede contrari praticamente all'unanimità tutti i settori agroalimentari, produttori in testa. Si tratterebbe della condanna a morte per numerose aziende, sostiene il consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR), direttore dell'Unione svizzera dei contadini (USC).

I produttori smetterebbero di lavorare con le nuove tariffe, sostiene oggi Bourgeois in un'intervista concessa alla redazione di Newsnet. Il parlamentare mette in dubbio le compensazioni previste: viste le discussioni che accompagnano sempre i crediti all'agricoltura, niente garantisce che le Camere accettino le misure drastiche necessarie.

Inoltre, gli agricoltori preferiscono guadagnarsi da vivere con i loro prodotti piuttosto che grazie alle "mammelle dello Stato", ha aggiunto il friburghese.

Con la nuova intesa i consumatori non guadagnerebbero niente, sostiene il consigliere nazionale, a differenza di quanto scritto nel rapporto presentato dal Consiglio federale.

Il direttore dell'USC si riferisce in particolare all'evoluzione dei prezzi alla produzione dal 1990: "si sono abbassati del 25% quando i prezzi al consumo sono saliti del 15%. Lo scarto fra produzione e consumo è sempre più alto". Una liberalizzazione non invertirebbe questa tendenza.

Chi ci guadagnerebbe sarebbero trasformatori di latte e distributori. Nemmeno queste ultime due categorie sono però favorevoli alla liberalizzazione, secondo un comunicato dell'Associazione svizzera per un settore agroalimentare forte (ASSAF) che cita Emmi, il più grande trasformatore in Svizzera.

Riferendosi all'accordo di libero scambio sul formaggio, al Cassis de Dijon e alla fine del contingentamento lattiero, Big-M, organizzazione di produttori, rileva che ogni volta il Consiglio federale promette cali dei prezzi al consumo, cosa che non è però mai avvenuta. Per questo motivo, l'organizzazione non vede perché questa volta dovrebbe accadere.

La cosa più sorprendente di questo rapporto - sostiene l'ASSAF - è la totale mancanza di pressione internazionale che spinga la Svizzera a compiere questo passo. Opinione condivisa da Bourgeois: "abbiamo altri problemi con l'Ue in questo momento, ad esempio in seguito alla votazione del 9 febbraio. Né l'Ue, né Berna giudicano questo dossier prioritario".

SDA-ATS