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Merkel alla ex DDR: "la delusione non giustifica l'odio"

La cancelliera Angela Merkel ha detto ai tedeschi dell'Est che la loro delusione per come è andata la riunificazione non li autorizza a votare in massa per un partito - l'Afd - che non si distanzia abbastanza dalla violenza neonazista. KEYSTONE/EPA/HAYOUNG JEON sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 novembre 2019 - 20:43
(Keystone-ATS)

La cancelliera Angela Merkel ha detto ai tedeschi dell'Est che la loro delusione per come è andata la riunificazione non li autorizza a votare in massa per un partito - l'Afd - che fa dell'odio la sua bandiera e non si distanzia abbastanza dalla violenza neonazista.

In un'intervista a Der Spiegel alla vigilia del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, la sempre accorta cancelliera non ha nominato esplicitamente l'Alternativa per la Germania (Afd) ma ha sfruttato una domanda del settimanale sui successi elettorali della formazione che vuole farsi portavoce del malcontento nell'Est: "Anche se non si è contenti del trasporto pubblico locale, dell'assistenza medica, dell'azione dello Stato in generale o della propria stessa esistenza non ne consegue un diritto all'odio o al disprezzo per le altre persone o addirittura alla violenza", ha affermato Merkel.

L'Afd, che da settembre ha infilato una serie di clamorosi boom in diversi Laender orientali (Sassonia, Brandeburgo e Turingia), è spesso al centro di polemiche per posizioni xenofobe e antisemite e sotto osservazione dei servizi segreti interni per una deriva violenta contigua al neonazismo.

Di fronte a odio e violenza "non ci può essere tolleranza", ha avvertito Merkel, il cui esecutivo ha appena varato un pacchetto di misure di contrasto dell'estremismo di destra. La cancelliera comunque ha ammesso che per i tedeschi orientali dopo "la rivoluzione pacifica" del 1989 che portò alla caduta del Muro "la vita è diventata libera, ma non sempre più facile". Accanto a regioni che hanno riscosso successi economico-sociali, all'Est ve ne sono anche alcune "in cui i paesini si svuotano perché bambini e nipoti sono stati portati via", ha ricordato Merkel, con implicito riferimento alla migrazione interna verso Ovest che ha coinvolto tra il 1991 e il 2000 circa 1,5 dei 16,1 milioni di tedeschi orientali.

Il fatto che sotto il suo governo l'Afd sia divenuta così forte (terzo partito alle politiche 2017 con l'12,6% e forza in grado di raccogliere alle regionali tra il 20 e il 27% dei voti) non sembra comunque inquietare la cancelliera: "Viviamo in libertà, le persone di conseguenza possono esprimersi e votare", ha provato a sdrammatizzare.

Il voto in Turingia ha però esposto il suo partito cristiano-democratico (Cdu) locale, reduce da una sconfitta storica, a ipotizzare un dialogo con l'Afd pur di formare un governo senza allearsi con gli odiati post-comunisti della Linke: una disponibilità nei confronti dell'estrema destra che per il capo della comunità ebraica tedesca, Josef Schuster, richiama la Repubblica di Weimar, il debole sistema politico tedesco degli anni Venti che aprì le porte della Germania al nazismo.

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