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Il governo messicano ha annunciato che ha la "certezza legale" che i 43 studenti spariti a settembre scorso a Iguala sono morti, ma i parenti respingono le conclusioni dell'inchiesta ufficiale, sostenendo che le dichiarazioni dei sicari narco sono "fabbricate". Il procuratore capo, Jesus Murillo, ha detto che in base alle confessioni di oltre 90 arrestati (tra cui il sindaco di Iguala, José Luis Abarca e la moglie Angeles Pineda, considerati i mandanti), confermate da riscontri della scientifica, si è stabilito che gli studenti sono stati uccisi e i loro corpi bruciati.

Il portavoce dei parenti degli studenti, Felipe de la Cruz, ha respinto queste conclusioni, sostenendo che le autorità "continuano a ripetere quello che hanno annunciato dall'inizio". Ha poi aggiunto di non credere "alle dichiarazioni dei detenuti, perché sono dichiarazioni fabbricate" e perché continuano ad esistere "molte contraddizioni, e soprattutto prove che sono state nascoste".

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SDA-ATS