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Il candidato presidenziale della sinistra messicana, Andres Lopez Obrador, ha lanciato oggi un appello alla "disubbidienza civile", dopo essersi rifiutato ad accettare la decisione del tribunale elettorale, che ha convalidato il risultato delle elezioni dello scorso 1 luglio, proclamando vincitore Enrique Pena Nieto, del Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri).

In un messaggio ai suoi elettori, Lopez Obrador ha spiegato che la disubbidienza civile "è un dovere onorabile, quando essa si applica contro i ladri della speranza e della felicità del popolo" e ha convocato una manifestazione per il prossimo 9 settembre, nell'emblematico Zocalo - la piazza al centro di Città del Messico nella quale annunciò la sua candidatura - durante la quale farà sapere quali saranno i suoi prossimi passi nella battaglia politica post-elettorale.

Secondo i risultati ufficiali, Lopez Obrador ha ottenuto il 31,59% dei voti, contro il 38,21% di Pena Nieto, e il Tribunale Elettorale non ha considerato valide le denunce di brogli presentate dal Prd e gli altri partiti che costituiscono il Movimento Progressista.

Nelle elezioni presidenziali del 2006, lo stesso Lopez Obrador fu sconfitto dall'attuale presidente uscente, Felipe Calderon, del Partito di Azione Nazionale (Pan, conservatore) per meno di un punto percentuale, e anche in quell'occasione il candidato della sinistra non volle accettare il risultato dello scrutinio, rifiutandosi di riconoscere la vittoria del suo avversario.

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SDA-ATS